Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Obama e Israele/2

Come ho scritto ieri non mi è parso nemmeno per un attimo che le parole di Obama giovedì e domenica su Israele fossero particolarmente irriguardose o clamorose (irriguardoso, semmai, sono state la mimica e la postura di Netanyahu nei confronti di presidente; clamoroso, semmai, era il discorso sul Medio Oriente). I giornali, invece, hanno scritto il contrario, anche per evitare di affrontare il tema della svolta mediorientale di Obama. Ma su Israele where is the beef? Dov’è la ciccia? Obama ha detto che le negoziazioni dovrebbero ripartire dai confini del 1967, come si fa dai tempi di Clinton e Barak, tenendo conto che la situazione sul terreno però è cambiata e quindi ci devono essere scambi di territorio comuni e concordati. Non c’è nessuna novità. Obama ha anche detto no alla dichiarazione unilaterale pro Palestina all’Onu, questa è una novità. Ha detto inoltre che con Hamas non si può negoziare, a meno che riconosca Israele, rinunci alla violenza e rispetti i trattati del passato. Ha anche detto che lo stato palestinese non sarà militarizzato. L’unico punto di differenza con Israele mi pare quello sulla presenza delle truppe israeliane sulla riva del Giordano.

Comunque oggi il Wall Street Journal e il Washington Post hanno rimesso le cose a posto:

Wall Street Journal:
«Mr. Obama argued that his position didn’t mark a big shift from the positions of presidents Bill Clinton and George W. Bush».

Washington Post:
«Obama more clearly aligned his position on borders to one espoused by the George W. Bush administration in 2004»

Washington Post:
«Netanyahu aides play down differences with Obama»

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