Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/51

Il rischio «boiata pazzesca» era minaccioso e incombente. Quasi inevitabile, probabilmente. Sentite qual era l’idea: un compositore italiano, Daniele Luppi, in coppia con un produttore indie di culto, Danger Mouse (noto per aver mescolato il White Album dei Beatles con la versione black che aveva realizzato il rapper Jay-Z), impegnati in un omaggio musicale alle colonne sonore degli spaghetti-western girati a Cinecittà negli anni che furono. I due avevano già collaborato a uno splendido e tristissimo disco, “Dark night of the soul” del 2009, uscito a nome Danger Mouse e Sparklehorse e recensito su queste colonne lo scorso agosto, ma le probabilità che il nuovo progetto cinematografico potesse risultare cheesy, farlocco, erano altissime. Tanto più che per ricreare le atmosfere vintage del Morricone sound, Luppi e Danger Mouse hanno chiamato a partecipare, oltre a un solido gruppo di musicisti italiani, il coro dei Cantori Moderni che all’epoca cantava, fischiava e sciòn-sciòn le musiche scritte da Ennio Morricone per Il buono, il brutto e il cattivo e per C’era una volta il West.
Non contenti, Luppi e Danger Mouse (vero nome Brian Joseph Burton, nato nel 1977) hanno registrato negli stessi studi utilizzati illo tempore da Morricone. Infine sono state arruolate due superstar: Jack White, il leader dei White Stripes, e Norah Jones.
Rome, così si intitola il disco di Luppi e Danger Mouse (starring appunto White e Jones), avrebbe potuto facilmente essere melassa dal cielo per una trasmissione nostalgica di Fabio Fazio. Un esercizio di stile retrò. Una colonna sonora di un film che non c’è, e altri triti luoghi comuni del genere. Invece, è un disco fantastico, capace di trasformare la musica dei western all’italiana in opera d’arte alla moda. Ascoltate The rose with a broken neck, Two against one e The world, cantate da Jack White. Ma anche le tre canzoni con la voce vellutata di Norah Jones, in particolare Black che inizia con un rimando a Hotel California degli Eagles per poi trasformarsi nella melodia più puramente indie-pop dell’intero disco. Quindici brani, nove dei quali solo strumentali, uno più bello dell’altro per poco più di 35 minuti di musica.
Christian Rocca

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