Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

La fine del mondo

Il centrodestra, anzi la destra, si è meritato questo risultato catastrofico e non credo che la colpa sia del candidato milanese (a parte la stupida vigliaccata del dibattito). Anzi, nonostante ispirasse antipatia da tutti i pori, credo che l’ex sindaco di Milano non abbia nemmeno governato male. Ha perso Silvio Berlusconi. Ha perso quel che resta del Pdl. Ha perso la Lega. Il problema è che non ha vinto un’alternativa a Berlusconi. Finché non si risolve questo punto saremo sempre nei guai.

I candidati del Pd, ammesso che fossero portatori di un’alternativa, non hanno vinto le primarie o non sono nemmeno arrivati al ballottaggio. Ha vinto il Tutti-Contro-Berlusconi che non è un progetto politico (o, se lo è, è di brevissimo respiro) e certamente non è una visione del paese.

A Napoli ha vinto un Masaniello, una vergogna per la magistratura, per la città e per il paese (ma devo aggiungere che non so niente del suo avversario).

A Milano ha vinto una brava persona, un avvocato di buona famiglia, con un tradizionale frisson da sessantottino ribelle, già avvocato di Carlo Debenedetti contro Berlusconi, ma l’unico uomo politico a sinistra sinceramente e coerentemente garantista. Uno serio. Il suo programma elettorale per Milano però è aria fritta, improbabile, sembra il programma di un festival dell’Unità degli anni Ottanta. Ma, appunto, Pisapia non è diventato sindaco per il suo programma, per la sua visione, per il suo garantismo.

Ha perso anche Il Giornale di Sallusti-Santanché, ed è la migliore notizia in assoluto. Sarebbe il caso di aprire un capitolo sul colossale fallimento del giornalismo berlusconiano. Non solo un fallimento elettorale, di cui non mi frega niente. Ma un fallimento culturale con effetti non solo a destra.

Il modello Giornale-Libero si è esteso fino a conquistare anche i giornali di sinistra. Il feltrismo, a prescindere da Vittorio Feltri, ha preso piede a Repubblica, all’Unità e al Fatto. In questo senso ha vinto. Oggi non c’è più differenza tra i giornali di battaglia berlusconiani e quelli anti berlusconiani. Non sono fogli di informazione, sono bollettini di guerra. Non analizzano i fatti, mobilitano le truppe.

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