Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

L’eccezionalismo di Paul Ryan

La notizia di politica americana di oggi non è l’ufficialità della candidatura di Mitt Romney, uno che è in campagna elettorale da 4 anni. Non è nemmeno la mezza gaffe di Chris Christie, costretto a rimborsare lo stato del New Jersey per aver usato l’elicottero blu per andare alla partita di baseball del figlio.
La notizia, secondo me, è il discorso di politica estera fatto da Paul Ryan giovedì sera all’Alexander Hamilton Society di Washington. Tema: l’eccezionalismo americano. Ryan non aveva nessun motivo per fare questo discorso. Non si occupa di politica estera. Si occupa di bilancio statale e di economia. L’unico motivo plausibile era quello di alzare il suo profilo politico, a prescindere dalla decisione di candidarsi o meno alle primarie repubblicane. Si verdà che cosa deciderà, ma intanto questo discorso aiuta.
I liberal hanno preso da tempo Ryan di mira e i giornali sono certi che la sua proposta di riforma radicale del Medicare, la sanità pubblica per gli over 65, abbia causato la sconfitta dei repubblicani in una elezione suppletiva in un collegio super conservatore dello stato di New York. Ma sono molti i conservatori a pensare che possa essere proprio lui The Great White Hope in grado di sfidare e battere Obama.
Il discorso di ieri, in ogni caso, è un manifesto della politica estera neoconservatrice, cioè americana:
«We must renew our commitment to the idea that America is the greatest force for human freedom the world has ever seen».

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