Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Referendum sull’acqua

I referendum sono due.
Al di là delle tecnicalità, i due quesiti sono pro o contro la privatizzazione del servizio di fornitura di acqua (del servizio, non dell’acqua). Chi è a favore della maggiore privatizzazione deve votare No, chi è contrario Sì. Semplice.
Poi, però, c’è la politica. Pierluigi Bersani, già lenzuolatore di liberalizzazioni, era favorevole alla maggiore privatizzazione, ma ora è contrario. Non ha cambiato idea. Pensa che sia meglio fare una cosa sbagliata per la collettività (dire no alla maggiore liberalizzazione), per ottenerne una seconda vittoria consecutiva contro Berlusconi. Così anche Di Pietro.

Già questo dovrebbe far correre a votare No, ma facciamo finta che la politica italiana sia una cosa seria: prendiamo in considerazione la tesi di chi dice che l’acqua è un bene pubblico, addirittura un diritto umano (secondo l’Onu). Di fronte a un’eccezione del genere non ci dovrebbe essere alcuno spazio per discutere. L’acqua non si tocca. Ma invece lo spazio per la discussione c’è: intanto perché i quesiti non riguardano "l’acqua", ma il servizio di fornitura. E poi c’è la mia esperienza personale.

Ho vissuto diciotto anni in una città di 50 mila abitanti dove, quando andava bene, l’acqua veniva fornita dall’acquedotto comunale soltanto ogni due o tre giorni. Ancora oggi, anno domini 2011, il Comune (guidato dal centrosinistra da quasi 20 anni) fornisce l’acqua sempre ogni due giorni. In teoria, però. Molto spesso, infatti, il servizio viene interrotto e il turno salta, a causa di falle nell’acquedotto che richiedono riparazioni.

L’acqua quindi può arrivare ogni quattro, ogni sei, a volte anche ogni otto giorni. Se l’acqua di questa piccola città fosse gestita da un soggetto privato, quindi con l’interesse a farla arrivare nelle case perché su questo basa il suo business, magari l’acqua arriverebbe ogni giorno. O no?

C’è di più. Quando l’acqua manca, i cittadini di questa città la comprano da fornitori privati che la distribuiscono nelle case con le auto-cisterne. L’acqua quindi c’è. E’ il servizio pubblico di distribuzione che non funziona. Ovvero il tema del referendum.

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