Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

…and yet the alternative is even worse

Ho letto per bene il dossier Italia dell’Economist. Ben fatto. Pieno di dati, informazioni, fonti ampie. L’analisi sull’Italia penso sia molto centrata: un paese in crisi, fermo, poco meritocratico, gerontocratico, afflitto da conflitti di interesse eccetera. Ciò che non sta in piedi è l’analisi politica, degna di un fascicolo di MicroMega.

Giuliano Ferrara ha ragione: l’Economist ha fottuto i suoi lettori, per usare il verbo stampato sulla copertina europea del miglior magazine del mondo.
Le colpe di Berlusconi naturalmente ci sono tutte, le promesse non mantenute, i processi, i bunga-bunga, i conflitti di interesse eccetera.

Il dossier però dice anche che è stata fatta un’ottima riforma delle pensioni (e chi l’ha fatta? Quello unfit), una buona riforma del mercato del lavoro (e chi l’ha fatta? Quello unfit), un’incoraggiante riforma della scuola (e chi l’ha fatta? la Gelmini ministro di quello unfit), una riforma dell’Università nella giusta direzione (e chi l’ha fatta? sempre la Gelmini ministro di quello unfit). Il dossier riconosce che il paese ha tenuto meglio del resto dell’Europa (e chi c’è riuscito? Tremonti, il ministro di quello unfit), che la divisione delle carriere dei magistrati sarebbe una buona cosa (e chi la vuole, se non quello unfit?) e che i giudici farebbero bene a non entrare in politica (e chi lo dice, se non quello unfit?).

A voler seguire l’ossessione antiberlusconiana dell’Economist le cose, quindi, non tornano.
L’Economist accusa Berlusconi di essere fin troppo statalista, di non aver liberalizzato abbastanza, di non essere sufficientemente di market-oriented. Tutto vero. Figuriamoci, quindi, che cosa pensa l’Economist della sinistra italiana che tutte quelle cose buone che lo stesso settimanale riconosce invece le ha osteggiate, fermate, bloccate con manifestazioni, scioperi, cortei, gridi di dolore.

L’Economist cita queste cose en passant, come se non fossero anch’esse una spiegazione dell’attuale situazione del paese. Non le usa per spiegare la situazione.

Sì, racconta che Marco Biagi e Massimo D’Antona sono stati uccisi da terroristi di estrema sinistra contrari alle riforme del lavoro e della pensione. Ricorda che i sindacati hanno tentato di tutto per annacquare le ottime idee riformatrici della Gelmini. Non dimentica nemmeno che la rivoluzione di Marchionne è considerata eversiva. L’Economist nota anche che l’Italia è l’unico paese europeo che porta i comunisti al governo.

Epperò il settinmanale britannico non fa due più due. Anzi dice che Bersani e il centrosinistra sono meglio della destra sulle liberalizzazioni. E come no? Basta vedere il dietrofront di Bersani sull’acqua.

Consiglio per un titolo di una prossima copertina più coerente con le idee dell’Economist:
«Why Berlusconi is unfit to lead Italy (and yet the alternative is even worse)»

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