Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/56

Chi sono gli U2, i Police e i Rem di oggi? Nessuno. Non ci sono. Un tempo il mondo si divideva tra ragazzi che come me amavano i Beatles e i Rolling Stones, Bob Dylan e David Bowie, i Pink Floyd e i Genesis, i Supertramp e i King Crimson, Lou Reed e Bruce Springsteen. Super band e cantautori di richiamo globale capaci di solleticare l’intelletto, di scalare le classifiche e di vantare followers veri, non quelli virtuali di Twitter. Negli anni 80 sono arrivati Smiths, Cure e Talking Heads, assieme a Bono, Sting e Michael Stipe, ma la new wave ha anticipato la tendenza a seguire più i fenomeni musicali che le singole band. Più recentemente sono stati i Nirvana e i Radiohead a rappresentare lo spirito del tempo e a interpretare il riluttante ruolo di superband di un’epoca destinata a scomparire con il cambiamento radicale dell’industria musicale. Oggi le uniche superstar sono gli arzilli reduci dell’epoca d’oro ai quali però capita, come agli U2, di ricevere fischi al festival di Glastonbury e critiche irriguardose per le musiche di Spiderman a Broadway.  I dischi importanti però continuano a uscire. Rock and roll is here to stay, Rock and roll can never die. Primo esempio: Circuital dei My Morning Jacket, band folk-prog del Kentucky, è un capolavoro da togliere il fiato. Secondo esempio: gli Okkervile River di I am very far, una via di mezzo tra i Wilco e gli Arcade Fire. Ancora: il notturno e desolato rock progressive degli Antlers di Brooklyn, raccolto in Burst Apart, cantato in falsetto con echi post Radiohead e post Sigur Ros, ma pur sempre in un contesto di suoni alt country. Gli Other lives dell’Oklahoma, infine, autori di Tamer Animals: un chamber rock delle grandi pianure, con arrangiamenti ricchi di cori, tamburelli, fiati, violini e violoncelli.  «Altro che Lady Gaga», direbbe Jovanotti. Sono questi i nuovi eroi sconosciuti del rock. Sono loro il nuovo mainstrean e non importa se l’eroina dei Tea Party, la Michelle Bachmann candidata alle primarie repubblicane del 2012, dopo aver usato la tradizionale American Girl di Tom Petty come inno di campagna elettorale, sia incappata in una spettacolare gaffe che non avrebbe commesso se i nostri eroi fossero conosciuti dal pubblico che si meritano. Durante un comizio a Waterloo, in Iowa, Bachmann ha detto di rappresentare lo spirito della città e del suo più famoso cittadino, John Wayne. Solo che l’attore John Wayne non è di Waterloo. Il John Wayne di Waterloo è John Wayne Gacy, un famigerato serial killer su cui Sufjan Stevens, il più bravo della nuova generazione di cantautori, ha scritto una delle canzoni più belle: John Wayne Gacy jr. Christian Rocca

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