Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il corsivo di Dallera non dice la verità

Dopo la botta iniziale, per cui prima hanno evitato di scrivere che l’accusa all’Inter era di illecito sportivo diretto, i difensori del metodo Moratti ora spiegano che la relazione di Palazzi fa una netta distinzione tra Facchetti e Moggi. Non è vero. E’ falso. La relazione Palazzi dice che le sentenze sportive hanno cambiato i capi d’imputazione ex articolo 6 (illecito sportivo) in responsabilità ex articolo 1 (slealtà sportiva), tranne che per la Juventus. Quel "tranne che per la Juventus" non fa piacere al procuratore federale per il quale anche gli altri avevano commesso illeciti, ma ne deve prendere atto. Sull’Inter, però, Palazzi scrive esplicitamente che la responsabilità, se non fosse intervenuta la prescrizione, sarebbe ex articolo 6 (illecito sportivo)

«Pertanto, alla luce delle valutazioni sopra sinteticamente riportate, questo Ufficio ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di cui all’art. 1, comma 1, CGS, anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6, comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società INTERNAZIONALE F.C., mediante il condizionamento del regolare fu nzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale, in
violazione del previgente art. 6, commi 1 e 2, CGS, in vigore all’epoca dei fatti ed oggi sostituito dall’art. 7, commi 1 e 2 del CGS».
(pagina 61 relazione Palazzi)

Si tratta di un illecito sportivo diretto – ci sono le telefonate, le richieste di arbitri da inserire nella griglia, le richieste di assistenti in concomitanza con le partite – non è un fumoso "illecito strutturale", ideato giurisprudenzialmente in mancanza di prove e di telefonate a carico di Moggi.

L’illecito Inter/Facchetti è simile all’illecito Milan/Meani. Ma, attenzione: il Milan si salvò dalla retrocessione perché riuscì a far passare Meani come un collaboratore, non un dipendente. Altrimenti sarebbe stata B. Facchetti, però, non è Meani. Non è un collaboratore esterno. E’ il presidente, legale rappresentante, della squadra. La responsabilità dell’Inter, come del resto scrive chiaramente Palazzi nonostante le fumisterie di Roberto Dallera, è diretta, ancora più piena e concreta rispetto a quella accertata nei confronti di Moggi.

Altra cosa. Dallera aggiunge che Moratti si difendeva dal sistema Moggi, quasi a giustificare e certamente a minimizzare le responsabilità del patron. A parte che non è vero – e qualcuno spieghi come mai l’Inter tramava assieme a un arbitro (Nucini) oppure come mai un alto dirigente della medesima società che si "difendeva dal sistema Moggi" sia stato condannato in un processo penale, cioè un processo vero, addirittura con patteggiamento, per concorso in ricettazione di patente e falsificazione di passaporto al fine di far giocare da comunitario un importante calciatore della squadra – è lo stesso Palazzi a pagina 60 che demolisce questa argomentazione dalleriana, in realtà morattiana:
«Non può assolutamente assumere valenza esimente quanto asserito dal MORATTI in ordine alla convinzione, quanto meno putativa, formatasi in ambito societario in quel particolare periodo di tempo. L’attuale Presidente ha, infatti, dichiarato in sede di audizione che, alla luce di molteplici episodi negativi che si erano, a suo avviso, ripetuti nel corso del tempo in danno della squadra, era venuto meno la fiducia che i problemi avvertiti si sarebbero potuti risolvere in ambito istituzionale».
(pagina 60 relazione Palazzi)

Insomma non è vero che l’illecito interista ipotizzato da Palazzi sia minore rispetto a quello della Juventus e non sta in piedi la giustificazione difensiva morattiana (e non parliamo di passaporti falsificati, di arbitri come Nucini a disposizione, dei rapporti con l’agenzia deviata di Telecom, dei pedinamenti di calciatori, dirigenti di mezza serie A, degli intrecci societari e di personale tra Inter e Telecom e Federcalcio, della vendita milionaria a se stessi del marchio Inter per sanare surrettiziamente il bilancio censurata dalla Covisoc eccetera).

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