Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Totò, Pionati, Guia Soncini e la Struttura Delta

A riprova che la Struttura Delta è una delle più grandi boiate di questo secolo, c’è questa meravigliosa intercettazione che non so a quale titolo Repubblica pubblica sul suo sito "grandi inchieste" (o grandi sòle?).

Allora, c’è Pionati che chiama Bergamini. I due sono i più alti in grado della Struttura Delta, al servizio del tiranno di Arcore. Un brivido corre lungo le schiene.
Quali trame, quali intrighi, quali complotti?

Pionati dice a Bergamini: Hai visto, ti hanno pizzicato quelli del Foglio.
Bergamini non ha visto.
Sì, le dice Pionati, non-so-chi ha scritto un articolo sul Cda Rai dove dicono che ci vai tu (Bergamini) e anche la Ventura. Scrivono anche che tu (Bergamini) fai la spia. Ferrara, aggiunge sconsolato Pionati, è proprio uno stronzetto.

La terribile Struttura Delta, insomma, e con lei Repubblica che titola preoccupata per le sorti del paese, non hanno capito che l’articolo in questione, quello che parlava di Bergamini spia e di Simona Ventura nel cda Rai, era un corsivo satirico. A firma di Guia Soncini.
Nuova P2? No, Totò, Peppino e la Struttura Delta.

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Ecco l’articolo che ha inquietato le giornate della famigerata Struttura Delta:
Ha cominciato Walter Veltroni. Ha dato la sua brava intervista da vincitore al Corriere della Sera, ha issato festoni colorati sulle macerie del centrodestra, e ha dettato le condizioni. Una  delle quali non proprio irrisoria: “La Rai, come la Banca d’Italia e le grandi Authority, dev’essere un’area di neutralità. Designiamo un Cda di alto livello, e il centrosinistra s’impegnerà a non cambiarlo in caso di vittoria”. Ora, invece di fare delle facili ironie su quanto siano infelici gli esempi della Banca d’Italia e dell’Authority, concentratevi su quel che viene poi. Walter ha appena proposto di nominare un Cda bipartisan, concordato, genere “la Rai è di tutti”. A costo di interrompere un’emozione, l’intervistatore ha l’ardire di domandare: a quali personalità pensa? “A personaggi di riconosciuta autonomia, che non significa senza storia e senza idee. Non è vero che tutti in Italia possono essere identificati come persone di parte”. Traduzione: neppure Veltroni ha la più pallida idea di dove trovare non uno ma nove nomi (tanti saranno i consiglieri del Cda nominato coi nuovi criteri della Gasparri) che non abbiano un passato. Per evitare a tutti noi il penoso spettacolo del reclutamento di consiglieri senza macchia e con biberon sulle soglie degli orfanotrofi, questo giornale ha pensato di incaricarsi del lavoro sporco, fornendo al tavolo delle trattative una lista di nomi su cui è facile accordarsi (e non cominciate subito a malignare che il Cav. non ha alcuna intenzione di cedere la Rai, che quella Bergamini è lì per far la spia, che il Consiglio sopra le parti farà la fine del presidente sopra le parti, altrimenti noto come Paolo Mieli, ovvero verrà dismesso prima del primo giorno di lavoro: non è così, questo paese è maturo e opposizione e maggioranza sono pronte a lavorare unite: non vi ha insegnato niente la Bicamerale?).
Innanzitutto bisogna comprendere lo schema di gioco. Il Consiglio sopra-le-parti (da qui in poi: SLP) è il modo con cui maggioranza e opposizione si semplificheranno la vita. Se non trovano nove personalità SLP, saranno costretti a complicatissimi conteggi. Primo schema: 3+5+1, dove 3 sono i consiglieri d’opposizione, 5 quelli di maggioranza, uno è il presidente, che la maggioranza si tiene ben stretto. Primo schema bis: sempre 3+5+1, con 3 consiglieri d’opposizione e 5 di maggioranza, ma questa volta il presidente è d’opposizione. Secondo schema, detto “di pura fantasia”: 4+4+1, con presidente al di sopra delle parti (altrimenti detto “à la Annunziata”). Terzo schema, detto “fossero così furbi non avrebbero perso le elezioni”: 9+0, in cui la maggioranza cede all’opposizione tutti i posti in Consiglio e tiene per sé solo il Direttore Generale, che tanto è l’unico che lì dentro conti qualcosa. Capirete bene che tutto ’sto casino fa venire il mal di testa. Capirete perché Walter, che ci vuol bene e non vuole che c’intossichiamo d’aspirine, ci ha dato la linea: nove consiglieri SLP. Che ora andiamo a indicare, rappresentativi di ogni istanza di quella cosa meravigliosa che è la società civile.
Ci vuole una donna. Barbara Palombelli no, perché dopo che si è sacrificata per la causa, immolandosi sulla poltrona di opinionista di “Punto e a capo” (presente? quel programma che va in onda una qualche sera a una qualche ora mi pare su Rai2) merita come minimo il ruolo e lo stipendio di direttore generale. Per il Cda meglio Flavia Vento, che non avrà riscontro elettorale ma ha dei valori, ed è già qualcosa. Ci vuole un filosofo, e chi meglio di Stefano Zecchi, uno capace di mandare in libreria un saggio per dire che la televisione spesso la si guarda “perché non si ha di meglio da fare”. Ci vuole un’altra donna, perché una sola pare brutto. Al di sopra delle parti e ambiziosa il giusto. Simona Ventura, ché se a cinquant’anni vuol fare il direttore di rete a quaranta sarà bene cominci ad allenarsi. Se una poltrona di consigliere la riserviamo per Rula Jebral portiamo a casa tre risultati in uno: mettiamo a tacere quelle che chiedono le quote (ci sono tre donne in Consiglio, ora che altro pretendete?); consolidiamo il già alto livello estetico di questo Consiglio (che, oltre a essere il primo SLP dai tempi della Rai dei professori, sarà anche il più fotogenico a memoria d’abbonato); riempiamo la necessaria quota islamica. Ora resta da coprire quella ebraica. Lo so, state pensando che Gad Lerner non è sufficientemente SLP, ma mica vorrete negargli anche la gioia di questa poltrona? Essù, già il suo ritorno in video è stato oscurato dall’apparizione di Berlusconi su un’altra rete… A questo punto ci vuole un cattolico, e mica vorrete perdere quest’occasione? Pensateci: ogni volta che Flavia Vento aprirà bocca, Antonio Socci snocciolerà ventisette “perché?”. Poi ci vuole un apolitico, uno che non sia mai stato fascista né comunista, e chi meglio dello stesso Veltroni? Ci vuole uno che capisca di televisione, già: quel nome ancora non ci è venuto in mente. In compenso abbiamo un inattaccabile candidato presidente, sopra le parti, tutte le parti, specie quelle al tavolo delle trattative: Guido Ceronetti. Uno che la tv non l’ha guardata mai. Ha sempre avuto di meglio da fare. (gs)

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