Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/57

Il disco del momento è Bon Iver di Bon Iver. Dietro Bon Iver – pronuncia: bon aiver, storpiatura del francese bon hiver (buon inverno) – si nasconde Justin Vernon, trentenne cantautore del Wisconsin, un indie superstar, artista di culto e stranamente anche di buon seguito commerciale. Vernon ha pubblicato numerosi dischi sotto diversi nomi, compresa un’improbabile collaborazione con il rapper Kanye West, ma è stato For Emma, Forever ago, uscito nel 2008 a nome Bon Iver, a consacrarlo (una delle canzoni scelte da Peter Gabriel per il suo disco di cover dell’anno scorso è Flume, il brano di apertura di For Emma. Bon Iver ha ricambiato il favore registrando una pensierosa versione di Come talk to me dell’ex leader dei Genesis).
Il primo paragone, dunque, è con For Emma, un disco tranquillo, distaccato, meditabondo, registrato in semi solitudine dentro un rifugio invernale del Wisconsin nord occidentale. Justin Vernon si era ritirato lì, durante una lunga stagione invernale, per guarire dalla mononucleosi, per riprendersi dallo scioglimento della band, per elaborare il lutto di un amore perduto.
L’avvio del nuovo disco è promettente: in Perth, la fragile voce in falsetto di Vernon rimanda alle atmosfere del disco precedente, anche se testi e arrangiamenti appaiono subito meno solitari e malinconici. Vernon è in un mood più sereno (con juicio), meno ermetico, meno algido rispetto al passato. I brani sono più coloriti, con testi meno dolorosi e più terreni, fino allo shock finale di una canzone, Beth/Rest, costruita intorno a un piano elettrico al modo di Bruce Hornsby.
Il disco è bello, a ogni ascolto si scoprono nuove gemme, ma è il nuovo lavoro di Joseph Arthur, The Graduation Ceremony, il disco che si fatica a togliere dal lettore cd. Joseph Arthur, 39 anni di Akron, Ohio, stessa città di Lebron James, si è fatto conoscere nei circoli musicali internazionali grazie all’etichetta Real World di Peter Gabriel (rieccolo) che, nel 2000, pubblicò il suo bel disco cantautoriale dal titolo Come To Where I’m From. Da allora sono seguiti molti cd, alcuni splendidi come Nuclear Daydream, altri inascoltabili come quelli firmati con i Lonely Astronauts. In mezzo c’è stato il successo di In the sun, canzone riarrangiata nel 2006 da Michael Stipe dei Rem e da Chris Martin dei Coldplay per raccogliere fondi a favore delle vittime dell’uragano Katrina (il disco contiene 6 diverse versioni del brano). The Graduation Ceremony è una via di mezzo tra l’intensità del disco prodotto da Peter Gabriel, la malinconia surreale di Nuclear Daydream e la spontaneità solare di In the sun. Un album delicato, colto, suonato a fuoco lento.
Christian Rocca

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