Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/58

I dischi non li compra più nessuno. Anche perché ormai il posto più agevole per acquistarli è l’autogrill. Dalla gommalacca si è passati al vinile; dal vinile ai cd; dai cd agli mp3. L’oggetto si è prima rimpicciolito, poi è scomparso. I ragazzi scaricano i file dalla rete e ascoltano su YouTube. I più rispettosi comprano su iTunes. Eppure nel mondo circolano ancora maniaci ansiosi di acquistare cd fisici, gente che ama l’odore mattutino del vinile.  La cosa che manca non è il disco, ma il negozio di dischi. Quello di una volta. Non il megastore dove i commessi non sanno distinguere i King Crimson da un cheeseburger deluxe. Mancano i luoghi resi immortali da Altà Fedeltà, il romanzo di Nick Hornby diventato poi un film diretto da  Stephen Frears, e celebrati da un libro di Graham Jones dal titolo Last Shop Standing: Whatever Happened to Record Shops? Mentre scrivevo questa rubrica, mia nipote Giulia, 8 anni, ha chiesto l’argomento dell’articolo. «I negozi di dischi», è stata la risposta. E lei, certa che mi fossi sbagliato, mi ha corretto: «Intendi i negozi di Sky?». Non ci sarebbe da aggiungere altro, ma le ho chiesto se sapesse che cosa fossero i negozi di dischi. La risposta è stata più efficace di un’analisi dell’Istat: «I dischi sì, i negozi di dischi no». A New York ce n’era uno meraviglioso nell’Upper West Side, NYCD, gestito da Sal Nunziato, un italoamericano innamorato dei Grateful Dead e connoisseur extraordinaire. Nel 2007 ha chiuso. A Milano il tempio era Buscemi. C’è ancora oggi, ma le pareti vibrano meno di un tempo. I commessi sono gli stessi di un quarto di secolo fa, capaci di guardare con disprezzo chi chiede l’ultimo di Britney Spears, ma anche di dirottare gli sprovveduti che cercano il tema di Spartacus di Bill Evans in un banale “the best of” verso il capolavoro Conversation with myself.   Molti anni fa, il mio diffidente amico Cicco Campo, direttore artistico del Summertime Blues Festival ormai arrivato alla diciottesima edizione (Alcamo, 29-31 luglio), entrò e chiese un oscuro disco dei Nucleus, band inglese di jazz rock degli anni 70, certo di incrociare la pupilla dilatata dell’interlocutore. Invece, il commesso superò di slancio il bancone, confessò di essere un fan di Ian Carr (trombettista e leader dei Nucleus) e abbracciò il mio amico come un fratello ritrovato.  Scene da Alta Fedeltà, come quella recente in cui uno dei Buscemi boy ha detto di avere molti clienti che si presentano con un ritaglio del Sole alla ricerca di band americane indie.  Fine delle chiacchiere: è uscito A Treasure di Neil Young, registrato durante il tour country del 1984-1985. Un capolavoro. Nei migliori autogrill. Christian Rocca

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