Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

In difesa dei giornali

Non sono noto per difendere la categoria, ma le critiche di questa mattina e di questo pomeriggio ad alcuni giornali italiani (ma anche stranieri) sulla strage norvegese sono ingiuste e non tengono conto di modalità e tempi di confezione dei quotidiani. Non c’è alcun dubbio che sia scattato un riflesso condizionato anti islamico, peraltro giustificato da rivendicazioni farlocche, da alcune dinamiche della doppia strage e da una lunga serie di precedenti. Non c’è dubbio nemmeno che i commenti sulla stampa (di destra e di sinistra) siano stati affrettati, come peraltro è successo in passato, ma con riflessi ideologici opposti e reiterati anche quando si è scoperta la verità, in occasione della strage di Tucson. Ciò di cui non si tiene conto, nei commenti indignati sul web di questa mattina, è che i quotidiani chiudono in tipografia tra le 22 e le 23 (quelli piccoli, invece, molto prima). La notizia dell’arresto dello stragista interno è di poco dopo le 22, svelata in Norvegia, ripresa dal Guardian e in Italia dal Post di Luca Sofri (e anche dal Sole online). Più tardi è diventata nota anche altrove. I grandi giornali sono riusciti, in extremis, a modificare prima pagina, titoli e sommari, scrivendo di “doppia pista”, al qaeda e interna xenofoba. Ma l’errore è stato di tutti. Non solo di Libero, Giornale, Tempo e Stampa, i primi tacciati naturalmente di fobia anti islamica. Del resto se Repubblica avesse saputo in tempo della pista interna non avrebbe certo chiesto a Renzo Guolo di scrivere l’editoriale, né le interviste agli scrittori norvegesi e agli esperti, pubblicate sulle pagine interne di tutti i giornali, sarebbero state di quel tipo, a commento di un 11 settembre scandinavo. Anche Barack Obama, peraltro, ha commentato in un modo che oggi pare ridicolo: “It’s a reminder that the entire international community holds a stake in preventing this kind of terror from occurring. We have to work cooperatively together both on intelligence and in terms of prevention of these kinds of horrible attacks”. I giornali sono innocenti, in questo caso. La colpa è dei tempi di stampa, di distribuzione eccetera. La colpa è del mezzo, sempre più arcaico. Il che forse è anche peggio.

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