Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/59

L’Italia è una repubblica fondata sui festival jazz. Non c’è assessore comunale, provinciale o regionale che non abbia finanziato una rassegna di musica afroamericana. Non che l’amministratore in questione sia interessato all’improvvisazione, arte di cui spesso è maestro anche se non proprio nell’accezione jazzistica che vuol dire composizione istantanea. Semmai c’è che il jazz costa poco. Con pochi spiccioli l’assessore può gonfiare il petto e presentare un cartellone ricco di grossi nomi americani o anche di musicisti di secondo piano (non importa, tanto non li conosce nessuno).

Uno che conoscono in molti, ma che si possono permettere in pochi, è Keith Jarrett (infatti non lo si vede ai festival jazz). Con il suo trio, lunedì ha deliziato gli spettatori del più bel teatro del mondo (il San Carlo di Napoli, meravigliosamente restaurato a tempo di record, a dimostrazione che gli interventi pubblici si possono fare, in tempo e bene, anche al sud).

Giovedì Jarrett ha suonato agli Arcimboldi di Milano, con meno ritmo ed energia di Napoli, ma con la grazia e l’eleganza del più grande pianista degli ultimi decenni. 

Il Jarrett di 40 anni fa, e forse anche di più, era Duke Ellington. Lo ricorda il bel romanzo Duka in Sicilia (Einaudi) scritto da Vittorio Bongiorno. Con una lingua realmente contaminata dal dialetto locale, lo scrittore palermitano ha fotografato la vita della profonda provincia siciliana d’inizio anni 70 raccontando l’ansia, l’attesa e la preparazione collettiva per l’improbabile arrivo di Duke Ellington alle celebrazioni del santo patrono del paese.

Con orgoglio misto a stupore, mitigato dal medesimo scetticismo mostrato dagli eroi del romanzo a proposito dell’arrivo del Duka, Gommalacca ha accolto la notizia di un festival jazz in una piazzetta di Castellammare del Golfo dove si sarebbe esibito Ambrose Akinmusire, la nuova sensazione della tromba jazz.

A New York parlano di Akinmusire come del nuovo Miles Davis e a Castellammare del Golfo, Tp, il ventinovenne californiano ha dimostrato che i paragoni non sono del tutto irriguardosi. Come per il lettore delle avventure del Duka in Sicilia, lo spettacolo è stato anche assistere alla totale inconsapevolezza di gran parte dei presenti, ignari di ascoltare uno dei musicisti più cool del momento.

Probabile che accada la stessa cosa domani a San Vito Lo Capo, qualche chilometro più a ovest. All’interno dell’immancabile festival, si esibiranno i Bad Plus, formidabile trio capace di creare un’irresistibile sintesi di jazz e rock e, c’è da scommetterci, di coinvolgere anche i passanti più distratti. Merito dello swing. E degli assessorati alla cultura.
Christian Rocca

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