Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

La Casa Bianca si incarta sul veto

Ore concitate alla Casa Bianca dopo che Major Garrett, di National Journal, ha notato che nel durissimo discorso di Barack Obama contro le proposte repubblicane sul debito non è stata mai citata la parola «veto», al contrario dei giorni scorsi. Garrett ha interpretato l’omissione, un’omissione non da poco, come il tentativo del presidente di lasciarsi uno spazio di manovra nel caso alla fine, prima del 2 agosto, l’unico testo approvato fosse quello preparato di Boehner. Quel testo a Obama non piace, perché tra sei mesi dovrebbe ricontrattare con i repubblicani un altro innalzamento del tetto e perché resterebbe col cerino acceso in mano: come potrebbe porre il veto a un innalzamento del tetto del debito e a quel punto diventare lui l’artefice del default?
La Casa Bianca ha mandato il consigliere Gene Sperling a Msnbc, ma Sperling dopo aver detto che Obama non ha parlato esplicitamente di veto perché già in passato aveva detto che avrebbe bloccato un accordo di breve periodo, si è impappinato di fronte a una specifica domanda sul piano Boehner. Intorno alle 3 del pomeriggio, ora di Washington, è arrivato un comunicato di quattro righe dell’Ufficio del Budget a metterci una pezza, una pezza che però ha confermato l’ambiguità della Casa Bianca:
L’amministrazione si oppone fortemente al piano Boehner, dice il comunicato, e se il testo dovesse passare «i consiglieri del presidente suggeriranno al presidente di porre il veto». Attenzione, i consiglieri suggeriranno al presidente di porre il veto. Tutta questa cautela mostra l’ambiguità. In altri momenti e in altre occasioni, anche sul tema del debito, è stato Obama direttamente a minacciare senza se e senza ma di esercitare il potere di veto. In questo caso no.

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