Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/60

Nella pila di cd da segnalare c’è da tempo Mission Bell di Amos Lee, vero nome Ryan Anthony Massaro, cantautore trentaquattrenne della Pennsylvania e di chiare origini paesane. Mission Bell non è un capolavoro, ma un disco piacevole e leggero: calda voce soul, arrangiamenti jazz-folk, atmosfera tipicamente americana. Un perfetto disco da Starbucks, elegante e fighetto. Mai mi sarei aspettato di leggere che, a febbraio, Mission Bell è stato numero 1 della classifica Billboard 200.

Amos Lee primo in classifica. C’è qualcosa che non va. Già. Le classifiche di vendita non rispecchiano più la reale popolarità di cantanti, gruppi e dischi. Intanto Mission Bell è diventato bestseller in America con soli 40 mila dischi, il dato più basso registrato dal 1991. Questa settimana, negli Stati Uniti prima è ancora Adele, per l’undicesima volta consecutiva, avendo venduto negli ultimi sette giorni 77 mila copie di “21”, per un totale di 2 milioni e 750 mila tra cd e download. La morte di Amy Winehouse ha convinto 50 mila americani ad acquistare i suoi dischi, ma solo il 5% si è recato in un negozio o ha ordinato il disco fisico. Tutti gli altri hanno scaricato un mp3, legalmente. Senza contare i download di straforo, non è facilissimo contabilizzare le vendite su iTunes et similia. Sappiamo, per esempio, che Ora di Jovanotti ha già bruciato 300 mila copie, ma i dati sui download del disco simbolo della musica italiana 2011 non si conoscono con certezza e non sono compresi nel totale.

La musica, però, non si ascolta solo su cd e mp3. Ci sono decine di altre piattaforme, a cominciare da YouTube. Il sito The Ultimate Chart sta provando a contabilizzare in modo diverso la fruizione musicale, facendo una media ponderata tra acquisti di dischi, visioni su YouTube, streaming su Pandora e sui social network. In quella settimana da numero 1, Amos Lee su Ultimate Chart era soltanto sesto. Mentre, oggi, Adele è seconda, dietro il duo electro-hop LMFAO.

Il punto è che siamo ancora all’inizio della rivoluzione. In America è appena sbarcato Spotify, un servizio non ancora attivo in Italia, ma già con 10 milioni di utenti in Europa. Quindici milioni di canzoni. Ascoltabili ovunque, anche offline, e gratis. Con la sola scocciatura di due minuti di pubblicità ogni ora. Oppure senza spot, pagando 5 o 10 dollari il mese. Un abbonamento come per la pay-tv, una bolletta come per il gas, in cambio di tutta la musica che c’è. Il futuro della musica, forse, è qui: senza Spotify, per esempio, alla notizia della morte di Dan Peek, uno dei tre leader degli America, non avrei avuto modo più semplice per riascoltare History.
Christian Rocca

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