Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Note sul quasi accordo sul debito

In sintesi il quasi accordo prevede subito un aumento del tetto del debito di 900 miliardi di dollari accompagnati da una cifra equivalente di tagli alla spesa pubblica nel corso di dieci anni. Il presidente potrà chiedere (salvo voto contrario del Congresso, su cui Obama potrà porre il veto) un ulteriore aumento del limite del debito pubblico di oltre mille miliardi in modo da stare tranquilli fino al 2013, a fronte di tagli da 1200 o 1500 miliardi (cifra quindi superiore all’indebitamento richiesto) decisi da una super commissione composta da 12 tra deputati e senatori (6 democratici, 6 repubblicani). Se entro fine anno la Commissione non troverà un accordo su dove tagliare scatterà un meccanismo di tagli lineari (50 per cento sul Pentagono, il resto sulla sanità e sull’istruzione). Non sono previste nuove tasse (anche se a inizio 2013 scadono i tagli fiscali di Bush, prorogati da Obama).
I repubblicani hanno vinto su tutta la linea, nonostante i membri più arroccati dei Tea Party continuino a fare le bizze e probabilmente voteranno contro. I democratici moderati, tra cui Obama, si sono piegati. Il centro e i responsabili hanno vinto.
Il punto, come segnalato su Camillo per tempo, è che i più contrari all’accordo ora sono i deputati progressisti, i veri sconfitti dall’accordo raggiunto ieri dai leader tra i due partiti e la Casa Bianca. Ma avevano perso da tempo, da settimane. Leggete l’editoriale di stamattina del New York Times, oltre al solito odierno Paul Krugman, per averne un’idea.
Insomma, dopo settimane di legittime, ma non sempre, accuse di irresponsabilità alla destra repubblicana, rea di spingere l’America verso il default pur di segnare un punto ideologico, ora si scopre che il problema principale è la sinistra progressista, refrattaria a un accordo che non prevede aumenti delle tasse, ma solo tagli alla spesa. Eppure c’è da scommettere che non seguiranno editoriali accigliati né articoli indignati né campagne giornalistiche sull’irresponsabilità antipatriottica della sinistra.
Da notare un’altra cosa, segnalata con insistenza da Massimo Gaggi, il bravo, serio e competente inviato del Corriere negli Stati Uniti. Gaggi racconta correttamente da giorni che il debito ereditato da Obama è stato creato in buona parte da Bush, non tanto per le guerre e i tagli alle tasse, ma soprattutto per i mega interventi pubblici, spesso senza copertura, a favore della sanità per gli anziani e per i poveri, per le pensioni, per l’istruzione.
Ho scritto per anni che il presidente Bush era un conservatore compassionevole, che vuol dire solidale, per intenderci quasi di sinistra sul ruolo dello Stato (qui un esempio)e che per questo era accusato da repubblicani e conservatori e liberisti di aver tradito i principi della destra (lo stesso è accaduto sulla politica estera, ma quella è un’altra storia). Ho scritto che l’intervento pubblico sotto la sua presidenza è aumentato a dismisura per le medicine gratuite agli anziani e per l’istruzione, ma sui giornali italiani continuava – e continua, salvo le eccezioni Gaggi e Molinari – a essere raccontato come un affamatore di popoli, un amico dei ricchi, naturalmente indifferente ai problemi dei poveri. Finirà con Bush che ha ampliato il ruolo dello stato su sanità, pensioni e istruzione, e Obama che lo ha ridotto. Sono cose.

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