Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il giornalismo alle vongole di Rep.

Su Repubblica di oggi c’è un chiaro esempio di giornalismo alle vongole, spacciato per giornalismo di impegno civile, una disciplina di cui Repubblica è maestra. L’articolo è di Attilio Bolzoni e racconta la morte improvvisa di Francesco Cardella. Un personaggio controverso e ancora una volta sputtanato da Repubblica, anche alla notizia della morte.
Il titolo dell’articolo a pagina 18 dice:
La morte del guru Cardella, porno editore e padre di Saman, fuggì dopo il delitto Rostagno”.
Dunque, Cardella era innanzitutto un guru, poi un porno editore, poi padre di Saman (che non è un bambino, ma una comunità per tossicodipendenti), infine uno che fuggì chissà per quale misterioso motivo dopo il delitto Rostagno. Che cosa aveva da nascondere, dunque, Cardella?
Interviene il sommario dell’articolo:
Sospettato e poi scagionato. Amico di Craxi, viaggiava in Rolls“.
Dunque. “Amico di Craxi” e “viaggiava in Rolls” sono due infamie seconde solo a guru, porno editore e fuggitivo dopo il delitto Rostagno.
Epperò Cardellla fu “sospettato e poi scagionato”, aggiunge Repubblica con il distacco da gentiluomini inglesi, perché in realtà Rostagno fu ucciso dalla mafia e non – come sostenne una feroce campagna giornalistica – dai suoi amici perché voleva svelare verità nascoste sulle responsabilità di Lotta Continua nel delitto Calabresi.
Manca un’altra parola al sommario: “Sputtanato”.
Cardella fu anche editore porno soft (ma Rep. dimentica di scrivere che dalle pagine di ABC fu combattuta la battaglia per il divorzio ben prima che i giornali seri se ne occupassero), ma soprattutto fu sputtanato con l’accusa di aver ucciso un suo amico.
Un libro del 1997 lo ha mascariato, nonostante fosse stato già assolto. Il libro si intitolava “Rostagno: Un delitto tra amici” (per la berlusconiana Mondadori). Sulla quarta di copertina si leggeva, più o meno, di non credere a chi dice che è stata la mafia a uccidere Rostagno, perché in realtà sono stati i suoi amici.
Gli autori del libro erano due: Giuseppe D’Avanzo e il firmatario dell’articolo odierno di Repubblica, Attilio Bolzoni.

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