Il più grave errore di politica estera di Obama
Mentre presunti esperti come Lucio Caracciolo le sparano grosse sulla politica estera americana, pubblicando libri imbarazzanti e inneggianti alla Cina come ai vecchi tempi, è ormai appurato che il più grande errore di politica estera compiuto da Barack Obama non sia stato l’Iran o il discorso del Cairo, ma la Siria. Obama aveva tentato di cambiare rotta rispetto a Bush, aprendo agli ayatollah, promettendo ai regimi teocratici e dittatoriali del Medio Oriente di non promuovere il cambiamento di regime, riaprendo i rapporti con Damasco. Bush aveva capito che con questi personaggi e con certe ideologie politiche non c’era niente da fare. Obama si era illuso che ayatollah e dittatori potessero diventare buoni, messi di fronte alla sua bella faccia pulita. Ma quelli non sono giornalisti occidentali, non rimasti infatuati da Obama, ma lo hanno preso a pernacchie, interpretando la sua mano tesa come un segno di debolezza.
Obama si è accorto con ritardo che gli iraniani non avrebbero ceduto di un millimetro, ha continuato a flirtare con Damasco fino all’ultimo e ha inviato l’ambasciatore ritirato da Bush sperando di poter trovare una mediazione con Assad. Ci sono volute le stragi delle scorse settimane, e ancora quelle di ieri coi carriarmati, per far capire a Obama che anche su questo dossier la politica giusta era quella del suo predecessore.
