Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il più grave errore di politica estera di Obama

Mentre presunti esperti come Lucio Caracciolo le sparano grosse sulla politica estera americana, pubblicando libri imbarazzanti e inneggianti alla Cina come ai vecchi tempi, è ormai appurato che il più grande errore di politica estera compiuto da Barack Obama non sia stato l’Iran o il discorso del Cairo, ma la Siria. Obama aveva tentato di cambiare rotta rispetto a Bush, aprendo agli ayatollah, promettendo ai regimi teocratici e dittatoriali del Medio Oriente di non promuovere il cambiamento di regime, riaprendo i rapporti con Damasco. Bush aveva capito che con questi personaggi e con certe ideologie politiche non c’era niente da fare. Obama si era illuso che ayatollah e dittatori potessero diventare buoni, messi di fronte alla sua bella faccia pulita. Ma quelli non sono giornalisti occidentali, non rimasti infatuati da Obama, ma lo hanno preso a pernacchie, interpretando la sua mano tesa come un segno di debolezza.
Obama si è accorto con ritardo che gli iraniani non avrebbero ceduto di un millimetro, ha continuato a flirtare con Damasco fino all’ultimo e ha inviato l’ambasciatore ritirato da Bush sperando di poter trovare una mediazione con Assad. Ci sono volute le stragi delle scorse settimane, e ancora quelle di ieri coi carriarmati, per far capire a Obama che anche su questo dossier la politica giusta era quella del suo predecessore.

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