Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/63

Uno è del 1944. L’altro è nato l’anno successivo. L’italiano ha compiuto 60 anni. Il più giovane ne ha uno di meno. Il primo è un chitarrista leggendario. Il secondo è l’architetto del southern soul degli anni 60. Il terzo è l’integerrimo alfiere dei cantautori di casa nostra. Il quarto è il miglior chitarrista che non avete mai ascoltato (e la colpa non è sua).
Secondo l’ultimo dei democristiani, il ministro Umberto Bossi da Gemonio, questi arzilli musicisti sarebbero da mandare in pensione o magari da rottamare anticipatamente tanto poi il conto spetta a chi ha studiato in scuole leggermente più probanti della Radio Elettra di Torino ed è immune a baggianate come la sacra ampolla del Dio Po.
Se lo statista del Nord avesse bisogno di una prova che, fatti salvi certi mestieri usuranti, dopo i 65 anni si può ancora lavorare con energia e molto bene, dovrebbe acquistare il doppio dvd di Crossroads 2010 (c’è anche in Blu-Ray per il più tecnologico Trota), il festival della chitarra blues organizzato da mister Manolenta, Eric Clapton, un uomo di anni 67.
Quattro ore da restare senza fiato in compagnia di Clapton e di altri pensionandi come Jeff Beck, Steve Winwood, Buddy Guy, B.B. King, Ronnie Wood, il nostro Pino Daniele e qualche giovane virgulto come John Mayer, protagonista di una lancinante versione blues di Ain’t no sunshine.
L’alternativa a Clapton è l’ultimo fantastico disco di Booker T. Jones che si intitola The road to Memphis. Impreziosito da Sharon Jones e dal sessantanovenne Lou Reed, The road to Memphis è un trionfo di funk e rhythm & blues capace di rinfrescare il suono dei mitici M.G.’s e di rinnovare i fasti dell’etichetta Stax.
Terzo consiglio: controllare sul sito di Francesco De Gregori le date del tour 2011 e correre a uno dei suoi concerti in meraviglioso stile Dylan & The Dead. Il sessantenne De Gregori dice di non essersi mai divertito come adesso e stupisce con i raffinati arrangiamenti alt-country perfettamente in linea con la nuova ondata neo-folk proveniente dagli Stati Uniti.
Infine, il pischello. Gary Lucas, 59 anni, originario di Syracuse, New York. Una vita trascorsa a suonare con Captain Beefheart e a scrivere canzoni con il povero Jeff Buckley. Il suo nuovo disco, The Ordeal of Civility, prodotto dall’ex Talking Heads Jerry Harrison, è uno dei più sorprendenti dell’anno. Nel frullatore di suoni creato dal genio di Gary Lucas ci sono influenze di Lou Reed e di Bob Dylan, echi dei Grateful Dead e dei Television, molto rock, tanto soul, un pizzico di jazz e uno stile di chitarra che varia da Wes Montgomery a Jimi Hendrix. Rock’n roll never dies e, grazie a Dio Po, non va nemmeno in pensione.
Christian Rocca

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