Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Obama e la Libia, guidare il mondo from behind

C’è in giro chi continua a credere alla favola che Obama abbia subito l’intervento in Libia, voluto invece esclusivamente da Nicolas Sarkozy, solo perché a differenza di Bush e della sua prosopopea messianica il nuovo presidente preferisce per convinzione e necessità guidare il mondo from behind, da dietro le quinte, come da perfetta definizione coniata per il New Yorker da uno dei suoi strateghi. Già solo pensare che la Francia possa aver costretto la più grande potenza militare del mondo a imbarcarsi senza convinzione in una guerra in un altro paese arabo e islamico, avendone aperte altre tre e nel mezzo di una crisi economica, è da chiamare i vigili urbani. Ma in ogni caso non regge il confronto con i fatti, con i dati, con il dispiegamento delle forze diplomatiche e militari. E tra l’altro non tiene conto che la giustificazione ideale dell’intervento in Libia nasce dagli studi di Samantha Power, fidata consigliera e cara amica del presidente. Del presidente americano, non di quello francese. E del resto quando Gheddafi ha scritto un appello per fermare i bombardamenti si è rivolto a Obama, non all’Eliseo.

Obama è stato geniale. Non si poteva permettere un’altra guerra. Non se la poteva permettere politicamente ed economicamente. I Tea Party l’avrebbero disarcionato, in questi tempi di crisi e di debito alle stelle. Le piazze occidentali si sarebbero mobilitate come ai tempi di Bush contro l’imperialismo americano. D’altro canto se Gheddafi avesse sterminato i ribelli di Bengasi sarebbe stato anche peggio per lui, non solo perché avrebbe avuto sulla coscienza un genocidio facilmente evitabile ma anche perché avrebbe pagato politicamente per non aver esercitato la leadership americana. Senza contare il messaggio che avrebbe inviato agli altri tiranni alle prese con le loro primavere arabe. Da qui l’idea di leading from behind, mettendoci principalmente la faccia di Sarkozy (su cui eventualmente scaricare nel caso le cose fossero andate male), l’impegno, i soldi e gli aerei degli altri. Il modello Bush è moralmente più coerente, ma alla fine conta il risultato. Obama ha perso tempo, è stato titubante all’inizio, così come lo è stato sulle proteste iraniane e sulle rivolte antiautoritarie arabe, ma poi ha mosso Onu, NATO, paesi arabi e tutto il resto.

Qualche dato. Dal primo aprile al 31 luglio, il Pentagono ha speso 896 milioni di dollari, più altri 25 milioni di iuti non militari al governo provvisorio.
Le operazioni militari iniziali, e quelle di quest’ultima stretta finale (come riporta il New York Times), sono state prevalentemente americane, mentre agli alleati è stato affidato il compito di mantenere alto il livello degli attacchi nei lunghi mesi della campagna.
I cieli sono stati controllati dai droni americani, così come il mare è stato messo sotto il controllo della US Navy. In totale le missioni aeree americane dall’inizio della campagna di Libia al 31 luglio (dati ufficiali Pentagono) sono stati 5316, di cui 1210 con bombardamenti. Inoltre ci sono stati 101 bombardamenti con i droni Predator. Nello stesso periodo, che non tiene conto dell’accelerazione finale, le missioni Nato sono state 17,329 e i bombardamenti 6,542. Quanto alle operazioni iniziali, quelle che hanno fermato lo sterminio e azzerato le difese di Gheddafi ecco i dati: Il 76 per cento delle bombe sganciate sulla Libia sono americane (455 delle prime 600 bombe). Solo 7 dei 214 missili lanciati sulla Libia non sono americani. Le spedizioni aeree americane sono state 1103, quelle di tutti gli altri paesi 669.Il Pentagono, inoltre ha venduto armi alle forze della coalizione.

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