Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Zucconi fa resuscitare i cani di Ground Zero

Vittorio Zucconi, si sa, è il più bravo di tutti sia quando sostiene una cosa sia quando sostiene l’esatto contrario.
Il 3 dicembre 2002 scrisse un lungo e appassionato articolo dal titolo catastrofico e apocalittico come solo Repubblica sa fare «Ground Zero, la strage dei cani».
Raccontava (e a me puzzava già allora) di cani morti da eroi per arresti cardiaci, per tumori, per sostanze cancerogene respirate a Ground Zero e pronte a diffondersi tra pompieri, operai, gente comune: «Sono stati talmente tanti i cani dell’11 settembre uccisi da malattie pochi mesi più tardi, che la facoltà di Veterinaria della University of Pennsylvania a Filadelfia e il centro radiologico diagnostico per animali di Vienna, in Virginia, hanno deciso di studiare a fondo la strage dei cani e vedere se la loro mortalità sia sporporzionatamente alta rispetto ai loro simili negli stessi gruppi di età».
Oggi, sempre su Repubblica, Zuc dedica due pagine ai cani eroi di Ground Zero, ma questa volta non c’è alcun cenno a stragi, cancri, nemmeno cimurri.
Nove anni dopo i cani sono vivi e vegeti, in posa per il fotografo. Il titolo di Repubblica, stavolta, è questo «Gli angeli con la cosa nell’inferno di Ground Zero».
Il sommario sintetizza: «L’11 settembre arrivarono in 300 da ogni parte del paese… solo uno di loro non tornò a casa».

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