Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Obama, la Libia e la favola per allocchi di Sarko l’africano

In giro c’è ancora chi crede alla favola della guerra di Libia scatenata da Sarkozy, e subìta più che da Gheddafi da Barack Obama. Qui, e sul Sole cartaceo, avete letto che dopo un’esitazione iniziale la campagna di Libia è stata americana – ideologicamente, militarmente e strategicamente americana – ma opportunisticamente con faccia francese e braccia anche inglesi e italiane, più egida Onu e bandiera Nato. L’ho scritto e riscritto, nonostante gli insulti via email da destra e da sinistra (da destra perché Obama è un pappamolle e Bernard Henry Levy un cretino, da sinistra perché Obama è troppo buono per fare queste cose cattive).
Ora Daily Beast racconta "la guerra segreta di Obama" (segreta solo a leggere i giornali per allocchi) e spiega nel dettaglio quanto la campagna libica sia americana a tutto tondo.
Il sito di Tina Brown fa il conto del supporto navale, dei primi missili che hanno azzerato la contraerea libica, dei primi bombardamenti che hanno piegato il regime, del controllo dei cieli, del controllo delle comunicazioni, delle intercettazioni libiche, del ruolo del centro di comando a Napoli, della fornitura di missili e bombe agli alleati europei (che hanno dovuto modificare i loro bombardieri), del rifornimento in volo ai caccia europei, della presenza di agenti Cia a Tripoli. Tutte cose americane, senza le quali Francia e Gran Bretagna (e Italia) al massimo avrebbero potuto organizzare un bel convegno di studi a Parigi.
Sarkozy e Cameron e l’Onu e la Nato e anche l’Italia bipartisan sono stati molto importanti per la campagna, ma soprattutto per consentire a Obama di lead from behind, al riparo dalle critiche interne americane.

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