Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Bill Keller, la guerra in Iraq e noi

Da oggi Bill Keller non è più il direttore del New York Times. Finalmente libero di esprimere il suo pensiero senza il rischio di coinvolgere l’intera redazione (parole sue), ha scritto un articolo sulla guerra in Iraq. Un articolo che su questo blog, sul Foglio, sul Sole 24 Ore (anche oggi) e in due o tre libri, ho scritto quotidianamente per circa otto se non nove anni: la guerra in Iraq è stata sostenuta dalla crema degli intellettuali liberal e di sinistra; la guerra in Iraq è la quintessenza dell’ideologia liberatrice e pro democracy della sinistra progressista americana (con l’eccezione/parentesi dell’era post Vietnam).
Nel 2003 e ancora di recente sul domenicale del Sole, così come nel libro Cambiare Regime, ho citato esplicitamente gli articoli di Bill Keller (allora editorialista, non direttore del Times) e in particolare quell’articolo dove comunicava ai lettori di far parte del club non-posso-credere-di-essere-diventato-un-falco, assieme a Paul Berman, Christopher Hitchens, George Packer, Jeffrey Goldberg, Kenneth Pollack, Thomas Friedman, Fareed Zakaria, Kanan Makiya e molti altri. Ho scritto queste cose per otto o nove anni, prendendomi insulti a destra e soprattutto a sinistra. La guerra era e doveva essere di quel maiale di Bush e di quel criminale Cheney.
Oggi, libero dall’ideologia politicamente corretta che il suo ruolo imponeva, il dimissionario direttore del New York Times ha rimesso le cose a posto.
Voi continuate a fidarvi di Zucconi (dico Zucconi perché è il migliore) e di Repubblica, mi raccomando.

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