Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il dibattito repubblicano, commento

Il dibattito alla Reagan Library ha confermato che la gara per le primarie repubblicane è a due: tra Rick Perry e Mitt Romney. Gli altri non esistono e non sono mai esistiti. Si è fatto notare soltanto Jon Huntsman, e non solo per il suo ottimo piano economico che piace al Wall Street Journal. Oggi però l’ex ambasciatore a Pechino di Obama sembra non avere alcuna chance (se non come vicepresidente di Perry). Perry ha fatto il cowboy quando ha ricordato tra gli applausi scroscianti del pubblico di aver presieduto al più alto numero di condanne a morte (eseguite) della storia. E le ha sparate grosse sull’idea di abolire la Social Security, cioè le pensioni (Obama avrà registrato quel passaggio e, nel caso di vittoria di Perry, lo userà spesso). Perry sembra perennemente impreparato, per capirci più impreparato e meno curioso di Bush. C’è chi dice che sembra Will Farrell che imita malamente Bush.
Romney è Romney. Non piace nemmeno ai familiari più stretti. Eppure, rispetto a Perry, è sembrato più rilassato, più a suo agio in his own skin. I commentatori liberal sostengono che Romney abbia vinto il dibattito, ma non ne sono sicuro: i commentatori spesso assegnano la vittoria al candidato che dice le cose che piacciono ai commentatori medesimi (ricordate Kerry batte Bush 3 a 0?). Non sono nemmeno sicuro che i protagonisti della partita saranno soltanto questi. Se c’è una cosa evidente, dopo questo dibattito alla Reagan Library, è che lo spazio per un altro candidato, uno credibile, c’è ancora. 

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