Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/65

Avendo trascorso l’estate ad ascoltare con un colpevole ritardo di ventinove anni uno dei capolavori della musica d’autore italiana, ovvero Il tuffatore di Flavio Giurato, un disco che andrebbe inserito nei programmi ministeriali della scuola dell’obbligo e anche nella manovra economica del governo come contributo di solidarietà a favore del suo geniale autore, ho deciso di non farmi trovare impreparato nel caso tra una trentina d’anni un gruppo di amici mi dovesse raccontare con gli occhi colmi di emozione di una gemma musicale pubblicata nel lontano 2011 e che io evidentemente mi ero ancora una volta perso.
E, allora, chi sono i nuovi cantautori italiani? Me ne hanno segnalato uno: Dario Brunori. Un precedente disco di Dario Brunori, che in realtà si firma Brunori Sas, l’avevo ascoltato qualche anno fa, anche se solo sbadamente, più per la bella copertina e per il successo al Premio Ciampi che per l’effettivo piacere nel sentire le canzoni del trentaquattrenne di Joggi, frazione di Santa Caterina albanese, in provincia di Cosenza. Diciamo che Vol 1 non mi era piaciuto.
Il nuovo disco si intitola Vol 2 – Poveri cristi. Splendida confezione, anche questa volta. Alla prima nota di Il giovane Mario sono rimasto senza parole. Senza parole. Questo non è Dario Brunori, è Flavio Giurato. Uguale. Identico. Stesso stupore al secondo brano, Lei, lui, Firenze, e poi ancora al quarto, Una domenica notte. Deve esserci un errore. Nella squadra Brunori Sas ci deve essere Giurato, sicuro. Invece no. Nella società ad accomandita semplice Brunori c’è solo Dario Brunori. Gli altri brani del disco sono più nel genere Rino Gaetano (Rosa, Animal Colletti, Tre capelli sul comò), Lucio Battisti (Il suo sorriso), Francesco De Gregori ed Edoardo Bennato degli esordi (La mosca), ma quelle tre canzoni che raccontano storie di poveri cristi che sperano invano di far fortuna con i biglietti della lotteria, che vanno all’Ikea di sabato sera e che smanettano col telecomando alle quattro di notte con la fidanzata addormentata accanto e il frigorifero vuoto, sono Giurato purissimo. La voce, innanzitutto. Ma anche la costruzione musicale e il modo immaginifico di raccontare le storie.
Poveri cristi non ha la maestosità né l’originalità di Il tuffatore e certo fatica a proporre frasi manifesto come quelle di Giurato («le delusioni sono unite dalla ferrovia», «che tu da sola non sai dirti che sei buona e brava», «che tu a Milano stai-stai come a Roma», «una donna alta non è mai banale, sarà per lo sguardo necessariamente superiore»). Ma qualcuna buona c’è: «E la conosci questa sensazione, è una specie di ottimismo senza una ragione», «C’è chi beve Negroni, chi nemmeno un caffè, chi si è rotto i coglioni di guardare Raitre». Stavolta Dario Brunori mi è piaciuto (anche se via Giurato).
Christian Rocca

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