Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/68

Un altro formidabile genio, questa volta alla sua struggente opera seconda. Si chiama Gabriel Kahane, 30 anni, nato a Venice Beach ma newyorchese d’adozione, figlio del direttore della Los Angeles Chamber Orchestra Jeffrey Kahane. Il disco si intitola Where are the arms ed è tra i più belli di un anno ricco di ellepì emozionanti e sorprendenti.
Kahane è un musicista eclettico con formazione accademica, un serio compositore di musica classica contemporanea i cui lavori sono eseguiti da orchestre di ogni tipo. Nel 2006 ha composto un’opera dal titolo Craigslistlieder usando gli annunci della bacheca online di Craiglist come testi di un ciclo di romanze (lieder) per pianoforte e voce. A New York può capitare di ascoltarlo uptown al Lincoln Center nella sua versione classica o, in chiave pop, sulla Delancey in quella fucina di talenti che è il Rockwood Music Hall. Ma Kahane suona anche nel tempio della musica crossover del Village, quel Poisson Rouge dove i musicisti alternano musica colta e canzonette, tradizione e avanguardia (a marzo si è esibito in trio con altri due formidabili geni: Brad Mehldau al pianoforte e Chris Thile, il leader dei Nickel Creek e dei Punch Brothers, al mandolino).
Il primo cd, Gabriel Kahane del 2008, aveva già anticipato le qualità, ma alla fine risultava freddo, distaccato e incerto se prendere la strada del minimalismo colto o della canzone popolare. I critici lo avevano paragonato a Sufjan Stevens per la capacità di mescolare banjo e fiati, percussioni e archi, ma Kahane non mostrava la stessa passione e vitalità di Stevens, quasi a conferma dei luoghi comuni su un certo elitarismo delle due coste degli Stati Uniti rispetto alla veracità del midwest (Stevens è del Michigan).
Where are the arms non ha più le esitazioni del primo disco. Il produttore e polistrumentista Casey Foubert, pilastro delle band di Stevens in prestito a Kahane, si è fatto sentire. Where are the arms sembra un disco di Sufjan Stevens, anche se la voce di Kahane ricorda incredibilmente quella di Peter Gabriel, così come un brano come Last Dance (e non solo) sembra tratto dalla discografia dei migliori Genesis.
Christian Rocca

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