Il candidato dell’ala pro America della politica americana
Il discorso di Mitt Romney sul Nuovo Secolo Americano è molto bello, anche se ingiusto nei confronti di Barack Obama, perché accusa il presidente di essere ancora l’Obama della campagna elettorale 2007/08 e non quello che dalla Casa Bianca, dopo qualche affanno iniziale, si è schierato con i democratici iraniani, con le primavere arabe e ha cambiato il regime a Tripoli. Su Obama, però, Romney fa una critica interessante: dice che non si può continuare ad avere un presidente che non ha una strategia chiara e lineare, che vorrebbe fareuna cosa e poi fa l’opposto, che subisce gli eventi e prende le decisioni (spesso giuste) ma in ritardo e in affanno. Ci vuole, secondo Romney, un presidente con una visione moralmente chiara del mondo, semplice da capire sia per gli amici sia per i nemici e magari capace di anticipare le crisi prima.
Romney si candida al ruolo di candidato dell’ala America Fuck Yeah della politica americana e nella retorica si nota l’apporto dei nuovi consiglieri di politica estera, intellettuali neoconservatori e veterani dell’era Bush.
Obama difficilmente si lascerà mettere in un angolo su questo punto dell’americanismo Fuck Yeah, cercherà certamente di rioccupare lo spazio appartenente al candidato più filoamericano.
