Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Caro Comune di Milano, i posteggi sulle strade non sono tuoi

Premessa:
Qualche mese fa mi hanno rubato la macchina. Sono andato dai vigili a fare la denuncia, ma i vigili della stazione di polizia cittadina erano parecchio indaffarati a chiacchierare e a fumare davanti l’ingresso. Uno che passava nei corridoi mi ha detto che c’era un solo ufficiale addetto alle denunce, in quel momento impegnato al telefono, e che ci sarebbe stato da aspettare.
Ok, ho detto, aspetto. Sono l’unico in coda, del resto.
Il vigile mi ha detto che l’ufficiale ne avrebbe avuto per almeno 45 minuti.
D’accordo, ho detto, torno tra 45 minuti.
Eh, no, ha replicato il vigile. Tra 45 minuti l’ufficiale se ne va, ma perché non va al commissariato di polizia a fare la denuncia?
Immaginate in quale posto li abbia mandati, i vigili.
Sono andato alla polizia, incredula ma ormai abituata allo scaricabarile dei vigili. Ho fatto la mia denuncia di furto, spiegando nel dettaglio il gran servizio reso dai vigili ai cittadini milanesi.

Fatti odierni:
Oggi sono andato al Comune, in Via Larga, a chiedere il contrassegno per il parcheggio della nuova macchina. In realtà c’ero andato ieri, ma dopo un’ora e mezza di attesa agli sportelli me ne ero andato.
Oggi ci sono tornato. Un’altra ora e mezza di attesa, poi finalmente è arrivato il mio turno, cartellino 217.
Avevo compilato il modulo "auto aziendale", consegnatomi all’ingresso, e allegato l’email del mio datore di lavoro che dice che l’utilizzatore finale della vettura sono io.

Una gentilissima signora allo sportello mi dice che serve la fotocopia della patente, anche se nel modulo tra i documenti da portare non c’è scritto. Naturalmente ho la patente sotto mano. Mi dice anche che serve la fotocopia del libretto di circolazione, che io pur disponendo del numero della targa non ho perché non ho ancora ritirato l’auto. Non si può fare, mi dice. Le rispondo che sei mesi fa, in occasione del medesimo contrassegno per l’auto poi rubata, non mi avevano chiesto il libretto, ma era bastata la targa, anche perché – esattamente come questa volta – sono andato a fare il contrassegno prima del ritiro della macchina. E vorrei vedere: come faccio a portare a casa una macchina se poi non la posso parcheggiare, anche perché i vigili che non svolgono il loro servizio ai cittadini sono invece ben solerti nel fare la multa?

La gentile signora dello sportello è andata a chiedere al responsabile, ma è tornata con la faccia dispiaciuta: sorry, non si può fare, se vuole vada nella stanza 19 a parlare direttamente con il mio superiore.
Nel frattempo sono passate due ore dal mio ingresso in Via Larga. Vado alla stanza 19, aspetto il mio turno per qualche minuto e finalmente parlo con il responsabile. Niet, non c’è niente da fare. Gli spiego che l’altra volta non mi avevano chiesto la fotocopia del libretto. Male, dice il responsabile, è stato un errore. Spiego che sono anche disposto a tornare con la fotocopia, ma che per favore non mi si faccia fare la fila per il terzo giorno consecutivo. Niente, il responsabile ha un piglio asburgico.
Ad asburgico, asburgico e mezzo.
Mi scusi, gli dico, ma io dove avrei dovuto sapere quali documenti portare se nel modulo c’è scritto che l’unico documento necessario è quello della mia azienda (e che io ho). L’asburgico mi legge una riga in fondo al modulo che dice di portare «la documentazione comprovante».
Ok, quale? La documentazione comprovante è un po’ generico. Vuole il certificato di nascita, di laurea o bastano i punti fragola dell’Esselunga?
No, mi dice, servono le fotocopie del libretto e della patente.
Scusi, come faccio a saperlo?
C’è scritto sul sito.
Sì, ok, ma io sono venuto qui di persona personalmente.
L’asburgico ci pensa e dice: «E all’ingresso non le hanno detto niente?».
No, ho risposto, perché sapevo che non serviva niente.
Vede?, ribatte, la colpa è sua. Ha sbagliato lei.
No, guardi, caro asburgico, non ho sbagliato io, sei mesi fa non mi avete chiesto nulla. Non ci crede? Vada a controllare la mia pratica.
Non posso andare in archivio a controllare, mi dice l’asburgico diventato improvvisamente più borbonico.
Insisto: ma io come faccio a sapere quali documenti servono? (in quel momento ero certo che la volta successiva, dopo altre due ore di fila, mi avrebbero chiesto la prova che io fossi milite esente o che avessi fatto il morbillo. Sono cose importanti da sapere, queste, per decidere se concedere a un cittadino di parcheggiare la macchina sotto casa sua, in una strada pubblica, dove peraltro ogni tanto gliela rubano).

L’ex asburgico, con fare ormai sempre più meridionale, prende foglio bianco formato A4, ma micragnosamente tagliato in tre, e comincia a scrivere con la biro: “Fotocopia libretto…".
Scusi, gli dico, ma non ha un foglio ufficiale?
L’asburgico scatta in piedi e mi accusa di essere piuttosto puntiglioso e allora, a questo punto, mi avrebbe fatto vedere lui (come se tutto non nascesse da un puntiglio suo).
Si avvicina a un’altra scrivania, prende un altro modulo, un modulo che non serve al mio caso, ma a chi vuole parcheggiare l’auto di sua proprietà, e mi fa vedere che lì, dove a me non serve, c’è effettivamente scritto che il Comune di Milano non può fare a meno della fotocopia del libretto e della patente e non importa che poi l’incartamento venga archiviato in scantinati impraticabili anche ai responsabili.
Eccolo, il modulo ufficiale, mi dice il responsabile.
Scusi, ribatto mentre mi scatta l’associazione mentale responsabile-Scilipoti, ma devo compilare questo modulo?
No, mi risponde il resp., le ho già detto che questo a lei non serve.
Ma allora perché me lo dà?
Mistero della burocrazia.
Alla fine sono uscito, si era fatta una certa, naturalmente senza contrassegno.
Sono andato al parcheggio a pagamento vicino a casa mia e ho affittato da un privato un posto auto.
Ah, forse lo fanno per stimolare l’economia.

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