Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/70

A un certo punto scatta il momento Kid A. Ogni band che si rispetti sente inesorabile il bisogno di pagare dazio al più influente disco vagamente free rock della scorsa decade, Kid A (2000) dei Radiohead. Anche gruppi come Wilco, pionieri ormai quasi ventennali del genere folk rock denominato “Americana”, non sono riusciti a farne a meno, ed ecco il loro ottavo cd: The whole love. Con i due precedenti dischi, il gruppo di Jeff Tweedy aveva perso l’originalità degli esordi e non sembrava in grado di ripetere il successo commerciale e di critica di Yankee Hotel Foxtrot (2002), il loro capolavoro reso ancora più memorabile dalla copertina raffigurante le due splendide torri cilindriche di Marina City a Chicago, progettate negli anni Sessanta da Bertrand Goldberg in stile Bauhaus, e tante scuse di Gommalacca al sommo Tom Wolfe per aver scritto «stupende» e «Bauhaus» nella stessa frase (Wolfe è l’autore del fondamentale From Bauhaus to our house, una colossale caricatura letteraria delle velleità politiche e filosofiche della scuola tedesca di architettura proletaria del secondo ventennio del Novecento). I primi due brani di Whole Love – Art of Almost e I might – sono carichi di diavolerie elettroniche in purissimo stile Radiohead. Sorprendono, all’inizio. Poi conquistano, fino a diventare irresistibili. Ma a poco a poco l’album cambia registro, diventa un più tradizionale disco indie-rock alla Wilco, melodico e ispirato, a tratti anche aggressivo. Un disco vario, ma con una sua coerenza. Un disco pieno di belle canzoni, da Black moon a Rising red lung. Il brano straordinario, quello che completa l’opera e dà anche il senso a Whole Love, è l’ultimo: One sunday morning (Song for Jane Smiley’s boyfriend). Sono dodici minuti e quattro secondi di manna dal cielo folk-rock, capaci di creare una forma acuta di dipendenza. Sono dodici minuti e quattro secondi che sembrano non finire mai, ma che purtroppo a un certo punto finiscono (anche se noi li freghiamo con il tasto repeat). Sono dodici minuti e quattro secondi distanti dall’avvio elettronico del disco, ma i più vicini alla canzone perfetta dei Wilco. Christian Rocca

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