Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Tre ipotesi per risolvere la crisi politica, stasera

Insomma, alla fine la questione politica è molto chiara, e anche di semplice soluzione, diciamo (la questione della governance e della difesa della moneta unica e dei paesi Euro è più complicata e richiede più tempo, riforme e non è italiano-centrica).

Ci sono alcune cose puntuali da fare, richieste dalla Banca Centrale e da molti economisti e osservatori, per promuovere la crescita, per la riduzione del debito, per rassicurare gli investitori. Queste cose che Bersani definirebbe "anni Ottanta" sono contenute nella lettera scritta da Trichet e Draghi.

Il governo Berlusconi non è riuscito a farle, ma è ancora in carica (sort of). In teoria potrebbe ancora farle, anche perché non è ideologicamente contrario a queste misure, tranne qualche eccezione, ma avrebbe dovuto farle ad agosto, se non nel 1994, e ora il tempo è scaduto. Quindi o le adotta subito, stasera, o non può fare altro che lasciare il pallino a chi è in grado di farle.

L’opposizione, però, queste cose non le vuole fare (tranne qualche eccezioni), anzi è molto più lontana dal farle di questo scombinato governo. Al massimo vogliono fare la patrimoniale. Tutti o quasi tutti i leader del centrosinistra, compresi i sindacati, hanno detto di No alle richieste della Bce. Non se ne parla nemmeno (Di Pietro vuole scrivere una contro lettera alla Ue, ma non si sa in che lingua). Non si capisce che cosa vogliano, a parte la fine di Berlusconi. Leggersi l’imbarazzante documento con i 10 punti del Pd, che sarà presentato in piazza il 5 novembre, per uscire dalla crisi economica: non c’è nessuna delle cose richieste dalla Bce e propone comicamente di liberalizzare i servizi pubblici locali, qualche settimana dopo aver fatto campagna per il No ai referendum sull’acqua e il resto.

Quindi la situazione è questa:
la maggioranza non è capace di adottare i provvedimenti necessari e richiesti dalla Bce per uscire dalla crisi, mentre l’opposizione non vuole adottarli perché il suo obiettivo non è superare la crisi, ma superare il berlusconismo, e in ogni caso considera le ricette indicate dalla Bce come "neoliberismo", forse addirittura leopoldismo.

Come se ne esce?
Ipotesi 1: Berlusconi adotta quei provvedimenti stasera, senza infingimenti e senza ulteriori buffonate. Improbabile.

Ipotesi 2: Berlusconi non lo fa e allora si deve trovare una maggioranza politica alternativa in Parlamento per fare queste cose ad horas e poi andare subito dopo alle elezioni. A occhio si tratta di un paradossale governo di centrodestra cioè berlusconiano, allargato al centro, forse mondato dalla Lega, non guidato da Berlusconi e con l’opposizione di centrosinistra che grida esattamente come adesso alla macelleria sociale e con i sindacati in sciopero generale. Possibile.

Ipotesi 3: Berlusconi non adotta quei provvedimenti necessari e non si dimette, anzi con un’ennesima acrobazia propone una mega tassa sui patrimoni, ovvero il medesimo ingrediente della ricetta dell’opposizione, di tutta l’opposizione, quella tecnica e quella politica, quella di centro e quella di sinistra, quella socialdemocratica e quella radicale. In questo modo, facendo esattamente quello che l’opposizione vorrebbe fare, Berlusconi frega l’opposizione, i mercati se ne fregheranno perché la patrimoniale non risolverebbe nulla e alla fine a rimanere fregati saremo noi. Probabile.

Si possono fare molti ragionamenti sull’impresentabilità della maggioranza berlusconiana e sull’inadeguatezza dell’opposizione guidata da Vendola e Camusso (Bersani e il PD bindiano sono, come è evidente, gregari, anche di Di Pietro sul resto). Ma è meglio non farli.

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