Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/75

Il primo presidente della generazione rock, Barack Obama, ha rivitalizzato una tradizione iniziata nel 1978 da Jimmy Carter: le serate musicali alla Casa Bianca. In performance at the White House era nata come un’occasione per portare grandi musicisti classici al cospetto del presidente. Ronald Reagan ha esteso il programma al jazz e a Broadway. I due Bush erano poco interessati. Con Clinton c’è stato più movimento: 10 produzioni con i grandi del jazz, con Aretha Franklin, con le donne del country, con il blues, con il gospel. I fuochi d’artificio sono arrivati con i concerti di Obama scelti con un orecchio fine e un occhio all’elettorato. Il primo appuntamento è stato con Stevie Wonder, Paul Simon e i cantori della cavalcata elettorale 2008. Poi c’è stata una Fiesta Latina, ottima per il rapporto con la comunità ispanica. La celebrazione della musica del movimento dei diritti civili, con Bob Dylan e Joan Baez, ha ricordato ai delusi che Obama resta un presidente liberal. Paul McCartney, accompagnato da Stevie Wonder, Elvis Costello, Dave Grohl, Emmylou Harris e Jack White, ha delicatamente dedicato Michelle alla First Lady che, per Obama, è il test elettorale più difficile da superare. Infine alla Casa Bianca sono arrivati la solida tradizione americana dei musical e poi la Motown, ovvero la leggendaria etichetta del soul e dell’orgoglio musicale nero. Domani, un altro appuntamento con le leggende del country e la musica Dio, Patria e Famiglia che piace negli Stati conservatori. Ci saranno Alison Krauss, Kris Kristofferson, Lyle Lovett, James Taylor e i migliori sondaggisti politici. Christian Rocca

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