Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/76

Sono passato dall’indifferenza all’insofferenza alla dipendenza da Mylo Xyloto o come diavolo si chiama il nuovo disco dei Coldplay. L’ospitata da Fiorello non c’entra. Tra l’altro non l’ho neanche vista, rosicone che non sono altro. Mi ero convinto che non mi interessasse ascoltare l’ennesimo album dei cosiddetti bedwetters, i piscialetto from UK, secondo l’infamante ma azzeccata definizione dei molti detrattori. Il problema dei Coldplay è che sono caramellosi, vaporizzano miele, causano il diabete con canzoncine d’amore supercalifragilisti e testi di psicologia spicciola ispirati alle cartine dei Baci Perugina (perlomeno quando hanno un senso, ma non accade spesso). Epperò alla fine hanno ragione loro, perché saranno anche solo canzonette, e lo sono, ma la leggerezza è l’essenza dell’essere e non siamo ancora obbligati a leggere Kant alla sera, anche se pare che la libertà di dire che il Loden è una boiata pazzesca ce la siamo giocata. I Coldplay con la loro immagine luccicante e per niente miseranda sono l’antitesi del paradigma rock, degli artisti maudit, vagabondi, strafatti. Al massimo Chris Martin beve Frappuccino light e si impasticca di tofu. Viva la Vida!
Mylo Xyloto è un album straordinariamente adatto a essere suonato live nelle grandi arene, con qualche brano di quelli che gli U2 non sanno più fare, una certa grandeur sinfonica e molti oh-oh-oh-oh da cantare in coro come neanche ai tempi di Dario Baldan Bembo. Abbracciati, sereni e felici.
Christian Rocca

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