Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il New Yorker, la crisi italiana e il Super Mario sbagliato

Il New Yorker pubblica oggi un bell’articolo sulla crisi finanziaria della zona Euro, spiegando per bene che l’Italia non ha un problema di solvibilità, ok non cresce, ma è uno dei pochissimi paesi del mondo occidentale con un surplus primario, cioè è uno dei rari paesi che incassa più di quanto spende esclusi gli interessi sul debito. Due settimane fa, quando qualcuno provava a farlo notare veniva accusato di essere un negazionista dell’Olocausto o il cugino di Cicchitto. C’è solo un modo per fermare la crisi europea, scrive il New Yorker: la BCE deve fare da prestatore di ultima istanza. Ma, aggiunge la rivista americana, i tedeschi e Mario Draghi non vogliono. Sono loro che stanno affossando la moneta unica, non i governi politici italiani.

Nei giorni scorsi mi sono chiesto più volte come mai nessun giornale avesse acceso i riflettori su Mario Draghi, il banchiere centrale che può fermare questa crisi. Ora ho la risposta: la campagna giornalistica pro BCE prestatore di ultima istanza non si può fare perché svelerebbe l’imbroglio di queste ultime settimane. Agli italiani è stata raccontata una balla, una gigantesca balla dettata da motivazioni diverse, secondo cui Berlusconi era la causa di tutti i disastri (diciamo oltre le sue molteplici responsabilità) e che le sue dimissioni seguite da un governo d’emergenza tecnico avrebbero risolto il problema. Ovviamente non hanno risolto nulla, perché non era quello il punto. La crisi è europea, è della Bce, come ormai riconoscono tutti purché fuori Chiasso. Ma da noi si è scelto di anteporre gli interessi di bottega, cioè fare fuori Berlusconi con una manovretta di Palazzo, invece che affrontare sul serio la questione che rischia di farci davvero male.
Berlusconi non era chiaramente più in grado di governare e di rappresentare il paese in Europa, ma aver approfittato della crisi dell’Euro per farlo fuori senza un passaggio elettorale ha sviato il paese dall’unica soluzione possibile alla crisi. Una soluzione che non era Berlusconi o Mario Monti, ma Mario Draghi. Lo sviamento continua ancora oggi, perché altrimenti si dovrebbe ammettere – almeno chi l’ha sostenuto in buona fede – che il problema non era il governo politico del paese, un governo che anzi produceva un avanzo primario, ma altro. Continuare a non affrontare il vero tema, come ci indicano i giornali di tutto il mondo e i principali economisti, dimostra come il nostro default sia più che altro intellettuale.

«Indeed, (Italy) it’s one of only a small handful of countries in the developed world that are running a so-called primary surplus: that is, if you exclude interest payments on its debt, it actually takes in more in tax revenue than it spends».
(Dal New Yorker)

ricerca

archivi

testata
periodo
feed rss
 

Christian Rocca – © 2002-2011

Credits: Graphic Design & Web Development to Area Web