Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/78

No, quest’anno non è possibile. Gommalacca non è in grado di stilare la classifica dei migliori dieci dischi del 2011. Sorry. Dobbiamo arrivare a 25, rinunciando peraltro ad album irrinunciabili e non avendo ancora ascoltato bene l’ultimo dei Black Keys. Eccoli, quindi, i 25 album dell’anno suddivisi in categorie folk rock, opere struggenti di formidabili geni, femmine, anni Ottanta, Coldplay, amici miei.
Per la categoria alt country: Whole Love dei Wilco, Helplessness Blues dei Fleet Foxes, Circuital dei Morning Jacket, The Rip Tide dei Beirut, Celebration, Florida dei Felice Brothers, The Graduation Ceremony di Joseph Arthur, Gold in the Shadow di William Fitzsimmons, Apocalypse di Bill Callahan, Smoke ring from my halo di Kurt Vile, The King is dead dei Decemberists (che hanno pubblicato anche Long Live the King). Per le femmine: 21 di Adele, Marble Son di Jesse Sykes, The Deep Field di Joan as Policewoman, Anna Calvi di Anna Calvi, Follow me down di Sarah Jarosz. Tra le opere struggenti di formidabili geni: Where are the arms di Gabriel Kahane, Avi Buffalo degli Avi Buffalo. Per gli anni Ottanta: Demolished Thoughts di Thurston Moore, Cover 80’s di Duncan Sheik, New Blood di Peter Gabriel, A Treasure di Neil Young, The Ordeal of Civility di Gary Lucas, Smoother dei Wild Beasts. Per i Coldplay: Mylo Xyloto  dei Coldplay. L’amico mio è Dusty Wright, autore di If we never…
Siamo a 25. Ma mancano gli italiani. Eccoli, allora i migliori dischi italiani del 2011. Ora di Jovanotti, naturalmente. Rome di Daniele Luppi e Danger Mouse tecnicamente non è un disco “italiano”, macosì si è liberato un posto per i 25 di cui sopra. Anche Four-legged fortune dei Green Like July non è esattamente un disco italiano, semmai di Omaha, Nebraska, ma la band è nata tra Pavia e Alessandria. Brunori Sas, invece, è calabrese. Bello il suo Vol. 2 Poveri cristi, anche perché ricorda il meraviglioso Il Tuffatore di Flavio Giurato. In totale siamo a 29 dischi dell’anno.
Poi c’è il jazz. The River of Anyder di Stefano Battaglia, Live in Marciac di Brad Mehldau, Rruga di Colin Vallon, Imprint di Julia Hülsmann, Personalities di Fabian Almazan, Skala di Mathias Eick, All we are saying di Bill Frisell, James Farm di James Farm, A Filetta di Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura, Alma adentro di Miguel Zenon, When the Heart Emerges Glistening di Ambrose Akinmusire. Sono, quindi, altri undici dischi dell’anno. Più i 29 di sopra. Totale 40. I miei primi quaranta dischi dell’anno.
Christian Rocca

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