Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/79

Gentle Spirit è un disco di Crosby, Stills, Nash, ma con la chitarra di David Gilmour dei Pink Floyd. Un disco dei Grateful Dead, con il tocco pop di Jackson Browne. Una via di mezzo tra Meddle dei Pink Floyd e le scorribande dei Crazy Horse di Neil Young. Non avevo idea di chi fosse Jonathan Wilson, quasi quarantenne della North Carolina ma di origini californiane. Jonathan Wilson è un musicista noto nell’ambiente alt country, per aver suonato con i Wilco e i Black Crowes, ma finora aveva realizzato un unico disco, nel 2007, distribuito soltanto in download. Gentle Spirit è un ambizioso progetto musicale costruito come un vecchio doppio album in vinile, anche se è più comodamente raccolto in un lungo cd di tredici canzoni da 78 minuti. Sulla copertina cartonata c’è un disegno a colori pastello di una piramide nel deserto che si apre per accogliere un fiume e una rigogliosa vegetazione. Prima ancora di ascoltare la musica si capisce che siamo in pieno territorio fricchettone, a metà strada tra il rock progressive degli anni Settanta e quella che un tempo si chiamava hippie music. Tastiere elettriche e chitarre acustiche. Atmosfere rilassate e oniriche, senza l’aiuto di sostanze psicotrope. Il primo brano inizia con un assaggio di pianoforte alla Thelonius Monk, ma entra subito in zona Laurel Canyon, la valle di Los Angeles che negli anni Sessanta e Settanta è stata il cuore della controcultura musicale americana, con Frank Zappa, i Doors, i Byrds, Buffalo Springfield, Joni Mitchell. Ma Gentle Spirit è un disco vivo, non è soltanto un’operazione nostalgica. Jonathan Wilson strizza l’occhio al mondo di Occupy Wall Street con versi sui poteri che uccidono gli indigenti in nome di Dio o di chissà cos’altro («The powers are killing the paupers / For some idea of God, or whatever») e conferma con lo spirito gentile che dà il titolo all’album che, gratta gratta, la novità rock di questi anni è il ritorno al folk progressive di quattro decenni fa.

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