Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Ron Paul, torna lo zio matto nascosto in soffitta

Ogni quattro anni torna lo zio matto che sta su in cantina, scende e si candida alla presidenza degli Stati Uniti, non essendo più libero il posto di Napoleone. Lo zio si chiama Ron Paul, somiglia a Mr. Magoo, dice cose insensate su tutto lo scibile umano e per strani motivi piace alla sinistra malgrado si collochi più a destra di Gengis Khan, ma forse il vero motivo di tanto interesse della stampa liberal è che Ron Paul è una specie di Giulietto Chiesa però liberista. Vede complotti dappertutto, spesso di natura ebraica, e condivide l’analisi di Osama Bin Laden sulle colpe dell’America. Nonostante sia un medico, sostiene che l’Aids si trasmetta con la saliva. Non gli piacciono né gli ebrei né i neri. Ma proprio niente niente.
Paul voterebbe ancora oggi No al Civil Rights Act che negli Anni Sessanta ha posto fine alla segregazione razziale, perché secondo lui lo stato federale non può dettare regole sulla proprietà privata, probabilmente nemmeno quando come “proprietà privata” si intende lo schiavo. Ron Paul è contrario per bizzarri motivi federalisti all’aborto, anche in caso di stupro, anche in caso di pericolo per la madre. Con un suo giornaletto, con cui ha anche fatto parecchi soldi, sosteneva che fosse giunto il momento di avviare una guerra razziale e che comunque sparare a un nero che ti ha rubato è certamente giustificato, perché poi quello è nero, atletico, scappa e non lo prendi più. Ron Paul ha sostenuto la campagna a governatore della Luisiana del leader del Ku Klux Klan, David Duke, e ancora oggi la sua campagna a presidente è sostenuta da suprematisti bianchi, organizzazioni antisemite e matti di ogni ordine e grado. Paul spiega che non è per niente d’accordo con le loro idee, ma se loro lo sostengono vuol dire che sono d’accordo con quello che dice e quindi tutto ok.
Ron Paul vuole chiudere la Fed, tornare al sistema centrato sull’oro, azzerare i ministeri, cancellare gli aiuti americani ai paesi stranieri e soprattutto a Israele. inoltre non crede che l’Iran sia un pericolo e per il resto vuole ritirare l’America all’interno delle sue coste. Insomma, dentro quella soffitta, zio Ron Paul non si è accorto che il diciottesimo secolo è terminato da oltre duecento anni. Questo clown della politica americana che secondo i giornali liberal raccoglie folle immense ed entusiasmo giovanile paragonabile a quello generato da Obama quattro anni fa (ieri sera su Msnbc), gode di ottima stampa, sale nei sondaggi, poi ovviamente si sgonfia e finalmente torna a riposare in soffitta. Quest’anno, visto il livello dei contendenti repubblicani e una più ampia insoddisfazione sul ruolo dello Stato, rischia di vincere in Iowa o comunque di piazzarsi bene. Poi, tranquilli, tornerà comunque in soffitta.

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