Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Ron Paul non è un libertario

Ron Paul non è un libertario. Non solo non è un libertario, ma è una disgrazia per il movimento liberista e libertario. Sulla rete italiana sono comparse numerose difese «a prescindere», come diceva Totò, delle posizioni incredibili e inaccettabili del «dottore», come lo chiamano i fan. L’argomento principe è il mitico “argomento Scajola”, ovvero si prova a dire che quelle posizioni terribili non sono sue, non le ha scritte lui, non le ha lette eccetera. Insomma, Paul flirta con il razzismo, l’antisemitismo, il complottismo, l’omofobia, ma a sua insaputa. 


Quando qualcuno fa notare ai fan che quelle cose su Israele le dice ancora oggi ai dibattiti presidenziali («se l’Iran vuole cancellare Israele dalla cartina non è un affare nostro»), che i gruppi suprematisti bianchi sono entusiasti della sua candidatura, che ha lodato il leader del KKK David Duke, che partecipa come ospite d’onore alle convention della John Birch Society, che considera il Martin Luther King Day il «giorno dell’odio per i bianchi» e MLK un comunista depravato, che al posto di Abramo Lincoln non avrebbe combattuto la guerra di secessione perché «non è valsa la pena», che si sarebbe opposto al Civil Rights Act del 1964 contro la segregazione razziale, che da presidente negli anni Quaranta non sarebbe entrato nella Seconda Guerra Mondiale tantomeno per fermare l’Olocausto, che i suoi collaboratori confermano che il dottore è «out of touch» rispetto a neri, gay e ispanici e che questo essere «out of touch» implica per esempio che lui preferisce non usare i bagni usati dagli omosessuali e, infine, che quelle bestialità sui neri, sui gay, sull’Aids trasmesso per puro odio razziale dai neri gay e sul Mossad dietro il primo attentato alle Torri Gemelle sono state pubblicate sulla newsletter Ron Paul Political Report, di sua proprietà, venduta in abbonamento a 50 dollari l’anno da versare al «dottore», quando gli si ricorda tutto questo il fan di Ron Paul si rifugia nel dogma.

I più intelligenti, invece, scrivono dotti articoli per spiegare che tutte queste posizioni non sono razziste, antisemite e omofobiche ma una conseguenza coerente, e invero estrema, del suo essere libertario: Ron Paul è libertario, scrivono, non vuole lo stato tra i piedi, per lui qualsiasi intervento pubblico – anche il sostegno caritatevole agli indigenti o un’operazione chirurgica d’urgenza a un pedone investito da un camion, figuriamoci l’istituzione di una festa in onore di Martin Luther King o gli aiuti economici ai paesi in difficoltà – è un passo deciso verso la servitù.

Questo, però, non è libertarismo, questa è la caricatura del pensiero libertario (e non è un caso che centri studi più seri come il Cato Institute stanno alla larga dal «dottore»). Ron Paul, infatti, non è un libertario. E’ un ciarlatano, e i veri libertari dovrebbero denunciarlo per frode. A volerlo prendere sul serio, Ron Paul è un anarchico settario. Il libertario vuole libertà per tutti, non solo per quelli del suo collegio elettorale, del suo Stato, della sua Nazione, della sua razza o della sua religione. Libertà per tutti, altrimenti si è tutto tranne che libertari. Certo, a estremizzare, si può essere individualisti e battersi per la propria libertà e basta, ma in quel caso non ci si candida alle elezioni, tantomeno a quelle presidenziali.

Se si partecipa alla vita pubblica non si può essere libertari soltanto per il proprio gruppo e chissenefrega delle libertà altrui. Non si può combattere strenuamente per la libertà in America e per gli americani e poi girarsi dall’altra parte se la libertà è violata altrove. Il libertarismo non è cosa nostra. Chi stabilisce, peraltro, i confini territoriali, razziali, religiosi o laici della libertà per cui bisogna battersi?

A Paul interessa evidentemente solo la libertà degli americani e vuole che i suoi concittadini restino dentro i propri confini perché fuori c’è l’inferno e non sono affari loro. Una posizione che è innanzitutto comica, da uomo del diciottesimo secolo, ma soprattutto pericolosa perché porta a conclusioni indecenti e inaccettabili su persone, categorie e paesi eventualmente da tenere fuori dalla fittizia giurisdizione libertaria.

Una volta compromesso il principio libertario della libertà per tutti, fregandosene delle violazioni che non ci riguardano in quanto appartenenti a una nazione, a una razza, a una religione diverse dalle nostre, allora nessuno ci vieta di limitare ulteriormente il campo. Qui nascono, da questa caritatura del libertarismo, i no alla guerra di secessione per abolire la schiavitù, i no al Civil Right Act, i no alla seconda guerra mondiale per fermare l’Olocausto, i no alla difesa di Israele da chi lo vuole cancellare, i no anche solo a una dichiarazione di solidarietà agli iraniani arrestati, torturati e uccisi dalle squadracce degli ayatollah durante le proteste per le elezioni truccate. I no di Ron Paul a tutte le libertà che non sono le sue e di quelli che piacciono a lui.
Ron Paul forse non è razzista, ma le sue posizioni inaccettabili nel XXI secolo, ma anche in quello precedente, nascono dal falso libertarismo. No, Ron Paul non è un libertario.

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