Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Bombardare poco o bombardare tanto in Iran

Daniele Raineri sul Foglio di oggi racconta, come è giusto che facciano i grandi giornali, il dibattito intellettuale americano sull’Iran, anche per non rimanere sorpresi, poi, quando l’America, magari l’America di Obama, autorizzerà un intervento armato. Sulla rivista dell’establishment americano di politica estera, Foreign Affairs, c’è un mini saggio di Matthew Kroenig, già consigliere del Segretario alla Difesa di Obama, che spiega perché sia arrivato il tempo di bombardare l’Iran, ovvero le centrali nucleari degli Ayatollah. Sullo stesso numero di Foreign Affairs ci sono vari altri interventi, a favore o contro, e c’è un altro articolo dal titolo "The Case for Regime Change in Iran" scritto da James Fly e da Gary Schmitt, due neoconservatori. Schmidt è stato il direttore del famigerato Project for a New American Century e Fly è il direttore di Foreign Policy Inititiative, il centro studi di politica estera neocon che ha preso il posto del Pnac. I due neoconservatori dicono che bombardare i siti nucleari potrebbe essere inutile, oltre che un errore. Il problema è la natura del regime, semmai si deve puntare a cambiare il regime: Go Big, Then Go Home.

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