Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

La Florida a Romney, e poi?

Mitt Romney ha vinto le primarie in Florida con il 46 e rotti per cento, seguito da Newt Gingrich con il 31,9 e Rick Santorum con il 13,4. I 50 delegati in palio vanno tutti a Romney che ora guida il conteggio con 71 delegati, seguito da Gingrich con 23 e Santorum con 13. Per ottenere, alla convention di Tampa a fine agosto, la nomination repubblicana per sfidare Barack Obama a novembre servono 1144 delegati. In palio ce ne sono ancora 2174 (mancano ancora 46 Stati). La partita è aritmeticamente ancora apertissima, quindi. Ma chiusissima politicamente. Nessuno dei due sfidanti di Romney può davvero sconfiggerlo. Ieri, peraltro, sono stati resi pubblici i dati sulla raccolta fondi dell’ultimo trimestre del 2011. Romney ha in banca 19 milioni di dollari, Gingrich 2, Santorum non arriva a 1 (Obama ne ha 81). Il circo delle primarie continua già sabato prossimo, con i caucus in Maine e in Nevada, poi si passa il 7 febbraio al Colorado e al Minnesota, infine si chiude febbraio con l’Arizona e il Michigan.
In questi 4 Stati Romney dovrebbe avere gioco facile, per la composizione dell’elettorato e le capacità organizzative. Gingrich potrebbe perdere il ruolo di sfidante principale, a vantaggio di Santorum. Ron Paul, specie in Nevada e Maine, potrebbe tornare inutilmente competitivo. Poi, dopo un voto solitario il 3 marzo nello Stato di Washington, si passa al supertuesday del 6 marzo, quando voteranno undici Stati compresi l’Ohio e parecchi del Sud. Gingrich spera di riprendersi in quell’occasione, al Sud, ma i dubbi sono che possa arrivarci al supertuesday, con i soldi che iniziano a mancare, il consolidamento della candidatura di Romney e la possibile crescita di Santorum a febbraio come alternativa a Romney.
Febbraio, dunque, è decisivo non solo per Romney e non solo per il suo principale sfidante, che ancora non si sa chi è, ma soprattutto per il Partito repubblicano: riuscirà a resistere un altro mese così diviso, così spaccato, così indeciso se turarsi il naso e votare Romney oppure di volta in volta scegliere Gingrich o Santorum come alternativa? Si dovesse continuare così fino a giugno, con tutti e tre i candidati (anzi quattro, con Paul) in corsa e ciascuno con un consistente pacchetto di delegati a disposizione, l’ipotesi della brokered convention – ovvero della convention di Tampa di agosto che riconosce la divisione interna e decide di scegliere un nuovo candidato che unifichi il partito – per quanto improbabile diventa sempre più possibile.

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