Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

L’imbarazzante caso di Repubblica in Siria

Questa notte ho segnalato che tra le email rubate al regime siriano di Bashar a-Assad dal gruppo di hacker chiamato Anonymous, secondo Lee Smith del Weekly Standard ce n’erano di potenzialmente imbarazzanti per Repubblica e la sua giornalista Alix Van Buren, specializzata in interviste-soffietto al dittatore alawita. 

Oggi ho trovato quelle email. Sono tre scambi del 2010. Posso confermare che sono molto imbarazzanti per il giornale di Largo Fochetti, anche al netto dell’inevitabile dose di corteggiamento che un giornalista è costretto a fare per ingraziarsi la sua preziosa fonte.
Le tre email rubate a Bouthaina Shaaban, portavoce del dittatore, svelano infatti un’aderenza totale della giornalista di Repubblica alle posizioni di Assad.

Eccole.

La prima email
La data è 16 settembre 2010. A scrivere è la consigliera per la comunicazione di Bashar al-Assad, la potentissima Bouthaina Shaaban. Destinataria, all’account elettronico di Repubblica, è Alix Van Buren.

La portavoce del dittatore scrive amorevolmente alla giornalista, con le formule di rito tipiche di un rapporto consolidato («I miss you so much», «loads of love from me»). Il messaggio però non è personale: il regime sta pensando di fondare una Fondazione di donne che abbiano un ruolo importante sulla scena politica: «Sei interessata?», chiede la portavoce del regime alla giornalista di Repubblica? Non si conosce la risposta della giornalista.

La seconda email, i regali
Il 30 maggio 2010 a scrivere, sempre dall’account di posta di Repubblica, è Alix Van Buren:
«Mia adorata Boutheina, quanto mi manchi!!!! Grazie mille per tutto, compresi i bellissimi regali (il profumo di Valentino è buonissimo, odora di rose di Damasco, e il porta gioielli è meraviglioso). Grazie ancora per averci consentito di produrre una delle migliori interviste (che squadra, tu e io!). Hai notato che Charlie Rose ha copiato da capo a piedi la nostra intervista, compresa la domanda su Hariri! Non male vista la sua reputazione di essere uno dei migliori intervistatori americani… In ogni caso la nostra intervista era molto più chiara nel trasmettere i pensieri del presidente, almeno questo è il messaggio che ricevo dai commentatori politici di molte parti del mondo. Vedi? Tu e io ce l’abbiamo fatta ancora una volta. Spero ci si veda presto, quest’estate. Mi darebbe un’altra occasione di abbracciarti, ringraziarti e bearmi dalla gioia per la tua presenza. Tutto il mio affetto ai tuoi bellissimi figli, è stato un grande piacere vederli. Grazie anche per avermi fatto aiutare da Raghad e Mazen, sono stati di grande aiuto. Mazen è stato fondamentale per consentirmi di portare tutte quelle magnifiche rose e i gelsomini che già mi danno un gran conforto qui a casa. Non ti stancare. Ricordati di spegnere il cellulare ogni tanti. Mi ha reso molto felice vederti in perfetta forma. Ti voglio tanto tanto bene, anzi di più. Ci vediamo preso, Inshallah e grazie ancora.

Alix».

La risposta della portavoce del dittatore arriva il 7 giugno.
Solito scambio di complimenti e il ringraziamento per il lavoro svolto:

«Ho visto l’intervista di Charlie Rose, non è nemmeno paragonabile alla tua… Hai fatto un gran lavoro, sono davvero felice che siamo riusciti a portare a casa un’intervista così importante con LUI».

Terza email, la più imbarazzante
A scrivere è Alix Van Buren, sempre dall’account di posta elettronica di Repubblica. Il giorno è il 23 luglio 2010.
Stesse amorevoli forme di saluto amichevole («my lovely friend»). La giornalista di Repubblica sottolinea che molte delle «notizie provenienti dalla Siria sono meravigliose, grazie a Dio» e loda i successi propagandistici del regime («ma come ci riesci?», «un grande successo»), poi chiede alla portavoce del dittatore se verrà in Italia perché avrebbe da sottoporgli una questione delicata.
La questione delicata è Gad Lerner, definito come «uno dei più rispettati giornalisti italiani ed europei», titolare di una «trasmissione politico-intellettuale sul canale 7, un canale privato». La descrizione di Lerner continua: «La trasmissione si chiama L’Infedele, un modo per sottolineare la sua indipendenza. Collabora anche con il nostro giornale, La Repubblica, dove spesso bastona i pregiudizi e le leggi contro le minoranze. Difende spesso le comunità musulmane in Italia e il loro diritto di avere le moschee».
Per spiegare meglio Lerner al regime, Van Buren non omette ovviamente che sia «ebreo», ma specifica che è un ebreo «indipendente (cioè non appartiene a nessuna lobby)».
Escluse le affiliazioni a eventuali lobby ebraiche, la giornalista di Repubblica spiega all’interlocutrice del regime che Lerner è anche uno dei firmatari dell’appello scritto da un gruppo di ebrei europei contrario alle politiche del governo israeliano presieduto da Benjamin Netanyahu (Van Buren allega link al blog di Lerner e a al Jordan Times con il testo della petizione in italiano e in inglese). «Naturalmente – aggiunge la giornalista di Repubblica – il fatto che il suo nome compaia accanto a quello di Bernard Henri-Lévy non significa che i due condividano le stesse posizioni su altre questioni». Non sia mai. BHL evidentemente è il male, Assad invece no.
La descrizione di Lerner continua attraverso un meticoloso racconto delle battaglie anti razziste di Lerner, condotte anche attraverso il blog che non a caso si intitola "il bastardo", e della sua origine mediorientale. Il punto è che Lerner non è mai stato in Siria, scrive la giornalista, malgrado la sua famiglia sia originaria di Aleppo. I suoi nonni, aggiunge la giornalista, erano membri della comunità ebraica siriana, ma negli anni 50 hanno lasciato il paese per trasferirsi a Beirut. «Lerner – scrive Van Buren – ad agosto vorrebbe andare in Siria, a Damasco e poi ad Aleppo, per scrivere una specie di diario di viaggio alla ricerca delle radici familiari».  Non c’è bisogno di spiegare l’importanza di un viaggio del genere, aggiunge la giornalista alla portavoce del regime, perché se la visita fosse condotta ad alto livello il risultato sarebbe eccezionale. «La questione è delicata, mi chiami per favore? MISSING YOU IMMENSELY!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! all my love and thanks, Alix».

La risposta di Bouthaina Shaaban
Arriva il 29 luglio 2010, sei giorni dopo la richiesta della giornalista, forse il tempo necessario a condurre un supplemento di ricerca su Lerner.
I modi della portavoce diventano improvvisamente  istituzionali, meno amichevoli, a dimostrazione della natura del regime siriano: su certe cose, l’ebraismo di Lerner, non si transige.
«Carissima Alix, spero tu stia bene. Grazie per la tua email e per il suggerimento. Non sono molto sicura che sia una buona idea, perché come sai è una questione delicata. Anche se (Lerner, ndr) è stato tra i firmatari dell’appello di JCall non siamo riusciti a trovare materiale a sufficienza in inglese per determinare in modo chiaro le sue posizioni. E anche se la firma alla petizione è benvenuta, molti dei firmatari hanno una lunga storia di forte sostegno a Israele e il loro obiettivo di lungo termine resta quello di servire i veri interessi di Israele. Detto ciò sarà difficile garantire l’accesso richiesto, perché bisogna essere cauti su queste cose. Grazie ancora. Spero di vederti presto.
Bouthaina Shaaban».

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