Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/88

Quando un disco inizia con «Don’t know what the fuck they talk about», non so di che cazzo stanno parlando, sussurrato da un fragile crooner di mezza età chiaramente disorientato, si intuisce subito che siamo in zona capolavoro. Tanto più se il cantante è Kurt Wagner e il gruppo si chiama Lambchop, i costoletta d’agnello, from Nashville, Tennessee. Scusate la parzialità, ma i Lambchop sono da anni il gruppo preferito da questa colonna. Quando l’alt country non era ancora di moda, i Lambchop c’erano già. Con la loro musica lenta, notturna e palloccolosa, arricchita da testi che sembrano poesia della quotidianità, i Lambchop sono partiti dal country della loro città, lo hanno fatto diventare cool, gli hanno dato un guizzo psichedelico, lo hanno avvicinato al soul e al jazz, fino a trasformarlo in una specie di lounge music per sinfonietta.

Sembrava che Kurt Wagner avesse deciso di cambiare registro, di tornare alle radici country, come ha fatto l’anno scorso con Cortney Tidwell nel progetto Kort, invece ha fatto un ulteriore passo avanti con Mr. M, disco dedicato all’amico scomparso Vic Chestnutt (un musicista suicidatosi nel 2009 e già ispiratore del malinconico Dark Night of the Soul di Danger Mouse assieme agli Sparklehorse).

Mr. M, con Nixon, Is a woman e Damaged, è il più bel disco dei Lambchop. Forse il migliore in assoluto. Wagner ha definito «psycha-Sinatra» l’atmosfera di Mr. M, perché ispirata agli arrangiamenti anni Quaranta di The Voice, un orchestral sound destrutturato e suonato come se provenisse da un solo strumento.

Undici canzoni una più aggraziata dell’altro, a cominciare dal disperato brano iniziale, If not I’ll just die, fino alla dilatata spietatezza di Mr. Met. Wagner è arrabbiato con i suoi parenti, ma anche perché non riesce a contattare al telefono una persona che ama. Nenie apocalittiche e irreparabili, scatenate da piccoli episodi solo apparentemente innocui. Per la prima volta, poi, compare la parola Love. Betty’s Overture è di commovente bellezza, così come la strumentale Gar. Sembrano melodie sottratte da una colonna sonora anni Settanta. Un capolavoro, punto.

Christian Rocca

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