Camillo - Il blog di Christian Rocca

archivio

Gommalacca/89

Ogni volta che ascolti una canzone di Bruce Springsteen non sai mai se uscire di casa a sventolare una bandiera americana oppure se cercare i cerini per appiccarle fuoco. In fondo sta qui la grandezza del Boss from New Jersey. Springsteen è la quintessenza dell’America, con le solite contraddizioni e tutto il resto. Springsteen è un patriota. Chi studia la mistica del Boss spiega che le sue canzoni sono infarcite di un linguaggio conservatore, ma trasmettono un messaggio progressista e populista. Le bandiere, Gesù, Dio. La libertà. La voglia di riscatto. L’invito a rialzarsi. A farcela da soli. A superare le difficoltà di una vita orribile. Springsteen canta di uomini e donne che si dannano alla ricerca della felicità personale, non di gente che chiede assistenza allo Stato.

Questa volta, però, hanno scritto che questo Wrecking Ball è il lamento rabbioso di un uomo deluso dall’ultima piega presa dalla storia americana. Un disco contro le ineguaglianze e le ingiustizie economiche, più arrabbiato e meno letterario dell’epica steinbeckiana di Tom Joad. Il Boss punta la casta di banchieri e privilegiati, ma come al solito non sai mai se la sua ricetta è quella di Occupy Wall Street o quella dei Tea Party.

Il verso chiave del disco è nel brano iniziale: «Facciamo da soli, ovunque sventoli la bandiera». Ci sono brani che parlano di demolizioni, di cancellazioni di famiglie, fabbriche e comunità locali, di depressione, di soldi troppo facili, di gente costretta a lavorare in mezzo al fango mentre gli speculatori mandano tutto a scatafascio. In Jack of all trades, Springsteen supera il limite: «Se avessi un’arma, andrei a caccia dei bastardi e gli sparerei a vista». Tutto vero, ma alla fine tornano speranza e sogni. «Siamo ancora vivi», canta il Boss. «Ce la faremo, amore».

Wrecking Ball sarà ricordato come l’album arrabbiato, ma sono poche le canzoni che resteranno: Wrecking Ball, This depression e Land of hope and dreams, forse la più bella di tutte, grazie al commovente ultimo assolo di sax di Clarence Clemons. Wrecking Ball non è un capolavoro. Nella storia del rock, peraltro, c’è già un capolavoro con questo titolo: un album del 1995 di Emmylou Harris.

Christian Rocca

ricerca

archivi

testata
periodo
feed rss
 

Christian Rocca – © 2002-2011

Credits: Graphic Design & Web Development to Area Web