Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/90

Se Wrecking Ball di Bruce Springsteen vi è sembrato un album di denuncia, uno statement politico e sociale di un grande artista arrabbiato, ma col capriccio di rispolverare l’antica tradizione delle canzoni di protesta in modo da catturare al meglio lo spirito del tempo, allora dovreste correre ad ascoltare Agnostic Hymns & Stoner Fables di Todd Snider. Scoprirete che è questo l’album del vaffanculo alla casta di Wall Street, il disco contro l’1 per cento dei privilegiati, il manifesto contro gli avidi speculatori. Il titolo perfetto sarebbe stato Occupy Nashville, per i testi antagonisti e la musica ben radicata nella tradizione country americana, ma non si può pretendere tutto e non lo si può nemmeno prendere sul serio. Eppure le requisitorie blues cantate e recitate da Snider col piglio da menestrello sono divertenti.

Snider è un cantautore folk, nato a Portland, in Oregon, nel 1966, arrivato ormai al dodicesimo album. Agnostic Hymns & Stoner Fables è uscito la stessa settimana di Wrecking Ball. Anche qui ci sono storie di diseredati, di gente che non ha niente, di ingiustizie sociali. I cattivi sono i banchieri di New York, naturalmente. I gestori dei fondi pensione. Gli eroi sono gli «in between jobs», chi si trova tra un lavoro perduto per sempre e un posto futuro che probabilmente non ci sarà mai. Gente che perde la testa quando viene a sapere quanti soldi guadagnano i privilegiati: «I’ thinkin’ what’s keepin’ me from killin’ this guy. And takin’ his shit?», «Sto pensando a che cosa mi trattiene dall’ucciderne uno e a prendermi la sua roba di merda». Nel delirio di Snider c’è comunque qualcosa di meno posticcio rispetto all’analogo verso omicida di Springsteen: «Se avessi un’arma, andrei a caccia dei bastardi e gli sparerei a vista».

La confezione è country blues, con un meraviglioso violino suonato da Amanda Shires a fare da contrappunto, come in Desire di Bob Dylan. Ecco, Snider è più Dylan che Springsteen. Un Dylan arrabbiato e sarcastico. Capace di scherzare sul rapporto d’amorosi sensi tra Mick Jagger e Keith Richards («it’s true love») nella canzone intitolata Brenda, che poi è il nomignolo con cui Keith chiamava Mick.

Christian Rocca

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