Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Poi non dite che non ve l’avevo detto, ma questa era facile

Mentre la sinistra ex comunista, oggi piangente e superciliosa, esultava per la liberazione dell’Italia dalla dittatura della destra berlusconiana, mi ero permesso di scrivere queste cose:

Se Monti riuscirà a far approvare le riforme finirà, come previsto, in OccupyBocconi e con la Cgil e il PD a rimpiangere Sacconi. Quando il Corriere fece lo scoop rivelando la famosa lettera Bce Trichet-Draghi con le riforme radicali dell’economia suggerite all’Italia si era capito perfettamente che la Cgil avrebbe dovuto fare un monumento a Berlusconi, non uno sciopero generale, per aver detto di no a tagli di stipendi degli statali, aumenti di pensioni, licenziabilità facile eccetera. Ora queste cose le farà Monti, almeno si spera, col consenso del PD che qualche settimana fa aveva definito queste soluzioni, evocate da Matteo Renzi in un incontro alla Leopolda di Firenze, «vecchie ricette usate della destra anni Ottanta».


Ora ci siamo. La Cgil ha già incassato la riforma delle pensioni (ore 3 di sciopero) e non riesce a fermare quella dell’articolo 18. Riforme da criticare, semmai, perché troppo tiepide. E, invece. Il PD dice no, che questi non erano i patti. I dalemiani scrivono ogni giorno di complotti berlusconiani. Gente inqualificabile come Diliberto (leggere oggi Aldo Grasso sul Corriere) si pavoneggia con chi si augura la morte del ministro del Lavoro. Repubblica, tranne Eugenio Scalfari, rumoreggia. Di Pietro, Santoro, il Fatto, Grillo, la Lega e tutti gli altri, be’, confermano di essere il peggio dell’Italia. C’è poi la destra, ammesso che esista ancora. Invece di sostenere apertamente e con energia le riforme liberali del governo, fa emergere ancora una volta la sua natura corporativa e statalista. Ma loro, almeno, sono coerenti: Monti non lo volevano.

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