Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/96

Questa è la settimana di Jack White, l’anima dei White Stripes e dei meno fortunati Dead Weather. Uno che ama dire di avere tre padri, il papà biologico, Dio e naturalmente Bob Dylan. Nato John Anthony Gillis, una vaga somiglianza con Johnny Depp vestito da Robert Smith dei Cure, Jack White è l’unica vera stella di questi tempi di mesto declino del business musicale e discografico. Il New York Times lo ha definito «la rock star più figa, strana e furba dei nostri tempi». Fosse nato nel 1945 o nel 1955, il chitarrista di Detroit sarebbe venerato come i grandi vecchi del rock. Ma invece è nato nel 1975 e malgrado i successi dei White Stripes non ha mai vissuto quel mondo vellutato e maledetto che ruotava intorno al circo del rock.

A un certo punto Jack White si è trasferito a Nashville alla scontata riscoperta delle radici della musica bianca, ha messo su una casa discografica di molte pretese e ha costruito uno studio di registrazione che è un gioiello per i suoni analogici, dove il digitale è visto come il diavolo. Ora finalmente è uscito il suo disco solista, Blunderbuss, l’archibugio.

Un disco importante, questo di Jack White, da ascoltare con serenità malgrado le frequenti schitarrate quasi progressive, le cavalcate con i pianoforti elettrici Wurlitzer e un’atmosfera che spazia dal blues bianco al jazz rock, ma soprattutto ai Led Zeppelin e agli Who.

Ci sono da segnalare i testi, infine. Blunderbuss è un disco personale sul divorzio con Karen Elson, top model inglese che con White è diventata cantautrice elegante e raffinata. O forse è tutta finzione. Resta il fatto che a sentire la voce in falsetto di White in Blunderbuss, le donne sono la causa di ogni male. Sono perfide, viziose, fatali, soprattutto responsabili della fine delle relazioni, compresa la sua. Sono talmente un impiccio per l’umanità che, nota White, con i tacchi alti riescono anche a bucare le scialuppe di salvataggio. Lui, Jack, nel racconto si è ritagliato la parte della vittima di tante malvagità. Karen Elson partecipa come corista, e c’è già chi la paragona alla super tollerante Rita Marley che in Exodus cantava quanto fosse meravigliosa l’amante di suo marito Bob.

Christian Rocca

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