Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/101

Nel nuovo disco dei Sigur Ros non succede niente, ma niente niente. Il formidabile gruppo islandese non aveva mai registrato un album così monocorde, monotono, inutile. Una musica dichiaratamente d’ambiente, di quelle che una volta si definivano da ascensore, o come rivendica orgogliosamente il loro bassista (sapevate che i Sigur Ros hanno un bassista?) capace di creare immagini fantasiose nella testa di chi la ascolta. Una musica giusta per scalare, solitari, una montagna. Sai che palle.

Non erano così, i Sigur Ros. Tredici anni fa, con Ágætis Byrjun, avevano brevettato un nuovo e fantastico suono, un crossover post rock nordico, dilatato e strabiliante. Il disco bianco () e poi Takk del 2005 avevano consolidato la fama, in buona parte dovuta alla voce celestiale del leader Jonsi, alle chitarre suonate con gli archetti e alla genialata di cantare in hopelandic, una lingua fumosa e inventata. Anche i progetti solistici, e vagamente più commerciali, di Jonsi (Go, di un paio di anni fa) erano perfettamente coerenti e godibili.

«Gommalacca» ha addirittura riabilitato il Festival di San Remo, quando il maestro Sabiu prese in prestito, diciamo così, la splendida Hoppipolla (da Takk) per il suo «Stacchetto numero 7» con cui accoglieva sul palco i cantanti del Festival 2010. Valtari, il nuovo disco, invece è come se non esistesse. C’è, ma non c’è. Suona come una parodia dei Sigur Ros. Di buono c’è che i neonati si calmano subito, come se ascoltassero un super magico carillon. Di meno buono c’è che si addormentano anche i genitori.

Chi a breve non ha in programma di scalare montagne ascolti il quinto album di Greg Laswell, Landline. Non c’entra nulla con i Sigur Ros, ma è un gioiellino. Registrato in un’ex chiesa del Maine di proprietà dei suoceri, Landline è un pop-rock melodico, spensierato e vitale sul genere dei Coldplay, con le ballate d’ordinanza e le aperture sonore da scena romantica di un film. Il pianoforte sembra sia stato noleggiato da Chris Martin, anche se manca il tocco swinging London dell’originale, sostituito però da una certa e piacevole sobrietà del New England.

Christian Rocca

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