Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

La Corte e la riforma sanitaria

La Corte Suprema ha respinto il ricorso contro la legge sanitaria di Obama. Il presidente mantiene la riforma chiave del suo primo mandato. Ad aver espresso il voto decisivo è stato il presidente della Corte John Roberts, nominato da George W. Bush e confermato al Senato con il voto contrario dell’allora senatore Obama. I giornali che in questi mesi hanno descritto Roberts come il Chief justice più partigiano e perfidamente conservatore di sempre hanno evidentemente raccontato il falso. Ai repubblicani però non è andata malissimo, ora possono fare campagna per la completa abolizione della riforma sanitaria da attuare con l’elezione di Mitt Romney alla Casa Bianca. C’è di più, la Corte ha stabilito che l’obbligo di acquistare una polizza assicurativa sanitaria è costituzionale, in quanto rientra nel diritto del Congresso di imporre nuove tasse. Nessun obbligo, dunque ma semplicemente una nuova tassa. Obama è sempre stato contrario a questa definizione dell’individual mandate. Il motivo è semplice: se è una tassa bastano 51 voti al Senato per cancellarla (attraverso il sistema della riconciliazione dei budget), non servono 60 senatori per superare l’ostruzionismo. Con questa sentenza, Romney potrà continuare a mobilitare la base e a raccogliere fondi che in caso di abrogazione forse avrebbe perso. Comunque è stata una gran vittoria di Obama, anche se va ricordato che la riforma sanitaria in realtà è una riforma delle assicurazioni sanitarie e non è per niente rivoluzionaria rispetto al sistema pre Obama.

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