Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/106

Gli Sparklehorse della Conca d’Oro, il Bon Iver della Favorita, il Bonnie “Prince” Billy del Monte Pellegrino. Un alt country al profumo di zagara. Siamo a Palermo, picciotti, provincia di Nashville. Loro si chiamano Herself, ma come gli Sparklehorse sono una sola persona, in realtà un himself: il signor Gioele Valenti. Il disco si chiama Herself come loro, anzi come lui, e suona come se fosse stato prodotto in pieno Tennessee sotto l’effetto del bourbon, non di meusa e quarumi. Un disco inaspettato, sorprendente, unico. Britannico, anche. A volte perfino pinkfloydiano, dei Pink Floyd di The Piper at Gates of Dawn. Uno dei brani più belli, Here we are, sembra un pezzo folk dei Cure. A Gioele Valenti, nato a Palermo 39 anni fa e da un decennio su piazza, va innanzitutto il merito di essersi tenuto lontano dalle contaminazioni arabesche e mediterranee e balcaniche che hanno infestato negli ultimi decenni ogni velleità musicale della Sicilia occidentale. Da almeno trent’anni, la città siciliana del rock è Catania, on the other side of the island. La città di Battiato e dei Denovo, la periferia southern amata dai REM, l’hometown di Carmen Consoli.

Ora pare che ci sia una rinascita rock di Palermo, roba da non crederci. Dimartino, per esempio, non è più soltanto un famoso pub del centro frequentato dalla jeunesse dorée locale, ma un cantautore raffinato che in Sarebbe bello non lasciarsi mai (2012) canta e talvolta recita testi immaginifici in un favoloso accento palermitano. Ce ne sono molti altri, dicono. Ma qui c’è da incensare Herself e il suo folk introverso e a bassa fedeltà, per metà registrato con mezzi di risulta nella cameretta di casa e per il resto arricchito da archi e dinamiche di gruppo. Nei tredici brani cantati in inglese c’è-e-non-c’è la sua voce sussurrata e in penombra, capace di raccontare senza enfasi storie intime. Gioele Valenti è un musicista sognante e distaccato, sembra non curarsi dell’effetto che fa, suona con lo sguardo rivolto in basso, alle sue scarpe. Da vero shoegazer delle Madonie.

Christian Rocca

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