Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/110

Ci sono due Jovanotti, forse molti di più. Ma diciamo che ce ne sono due principali: il Jovanotti che è riuscito a elevare l’un-due-tre casino delle origini a mega spettacolo super professionale da far invidia ai concertoni dei Rolling Stones e il Lorenzo Cherubini in versione cantautore capace di far sognare, abbracciare e innamorare come pochi altri. I due Jovanotti convivono benissimo e sono la ragione del l’incredibile successo della nostra unica superstar musicale (a fine anno uscirà una compilation celebrativa del primo venticinquennale di carriera), ma ho sempre pensato che se Lorenzo J. si concentrasse, anche soltanto per una volta, su un album di sole ballate, più che di balli, farebbe un ulteriore salto di qualità e noi balleremmo lo stesso.

Questa esplicita richiesta di canzoni acustiche, asciutte e coerenti – assieme al consiglio di affidarsi a un produttore indie – risale al 2008, nonostante fosse chiarissimo che Jovanotti volesse principalmente fare musica per le feste e soprattutto farci ballare.

Dopo un approccio americano garbato, rispettoso e da persona intelligente durato per questo un paio di anni, questa settimana Jovanotti ha fatto uscire negli Stati Uniti, e solo lì, una collezione di sue canzoni (Italia 1988-2012) curata da Ian Brennan, un produttore della scena indie (Nels Cline, Tv on the radio, Lucinda Williams). Il disco contiene versioni originali del suo repertorio, remix di vecchi brani, un delicato omaggio a New York cantato in un inglese da tassista di Manhattan («LA is nice, but New York is my home») e due successi in versione acustica, chitarra e voce, registrati in un unico take e proposti senza sovra incisioni. Brennan ha chiesto a Lorenzo di cantarli e di suonarli esattamente come quando li ha scritti. Bingo.

La porta è aperta, vibrante ed elettrica in Ora, è diventata un brano di Americana, anzi di ItaloAmericana, alla Mark Kozelek. Sembra quasi un pezzo dei Sun Kil Moon e ricorda il genio di Bill Callahan. Stesso trattamento per Mezzogiorno, da Safari.

Qualcosa è cambiato: forse al giro dei 25 anni di carriera, Lorenzo J. ha deciso di intraprendere una nuova strada. Si trasferisce a New York, «I wanna wake up in the City with Frankie and his Voice», ha in programma un fitto American Tour e chissà che cos’altro. Ci fidiamo di lui.

Christian Rocca

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