Camillo - Il blog di Christian Rocca

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La rivoluzione sotterranea

Il petrolio non è finito, e nemmeno il gas. Anzi non ce n’è mai stato così tanto.

Le ipotesi apocalittiche sulla fine degli idrocarburi (e quindi della civiltà occidentale) a causa degli eccessi nei consumi, dell’infingardo modello capitalista e dei perfidi cinesi che inspiegabilmente abbandonano la bicicletta per spostarsi in automobile con aria condizionata si è rivelata una bufala. Una delle più grosse. La notizia, semmai, è che abbiamo varcato la frontiera di una nuova Era, un’Era d’oro, degli idrocarburi.

Il numero di IL in edicola domani con Il Sole 24 ORE dedica la copertina e un dettagliato report di 15 pagine, arricchito da illustrazioni tecniche e da mappe geopolitiche, alla rivoluzione energetica sotterranea che sta cambiando il mondo.

L’America è a un passo dall’indipendenza energetica grazie al gas “unconventional”, volgarmente detto “shale”, un idrocarburo più difficile e costoso da estrarre dalle rocce argillose in cui è trattenuto, ma oggi sufficientemente conveniente da portare in superficie grazie alle nuove tecnologie (fracking, fratturazione idraulica) e al prezzo alto del greggio e del gas tradizionale. La Cina si sta muovendo su questa scia, così come il Canada, il Messico, l’Australia e molti Paesi africani. Anche l’Europa potrebbe contare nelle sue viscere su giacimenti immensi di petrolio e gas shale, capaci assieme agli altri in via di sviluppo di mutare l’asse geostrategico da decenni centrato sui pozzi mediorientali e sulle pipeline russe.

Come spesso le capita, l’Europa è immobile. Non che sia semplice, ci sono problemi e effetti collaterali notevoli ma tutto sommato risolvibili, come spiega lo speciale di IL cui hanno contribuito i maggiori esperti italiani di idrocarburi, da Leonardo Maugeri (professore ad Harvard) a Massimo Nicolazzi (ex Agip, Lukoil, oggi Centrex), a Carlo Stagnaro (direttore Energia dell’Istituto Bruno Leoni) a Matteo Verda (Università di Pavia). Un reportage di Paolo Bricco da Fiume Bruna in provincia di Grosseto, dove c’è l’unico progetto italiano di sfruttamento di un giacimento unconventional, racconta come da noi la ricerca si possa sempre fare, ma con la consapevolezza che poi tutto il resto è terreno di contesa e alla fine non si decide niente. La rivoluzione shale potrebbe cambiare il mondo, ma noi come al solito non sappiamo che cosa metterci.

Questo numero di IL, oltre a un irresistibile “Catalogo del fighettismo italiano” stilato dall’italo-inglese Tim Small e al dibattito intellettuale intorno al tema “Mi si nota di più se esco da Facebook o se faccio Tai-chi?” cui hanno partecipato gli scrittori Andrea Tarabbia e Francesco Pacifico, pubblica in anteprima mondiale un estratto del saggio di Hanna Rosin, in uscita in America a settembre, dal titolo: “La fine degli uomini”. In questo saggio la scrittrice americana spiega che gli uomini non sono finiti, come vuole la vulgata, perché hanno rinunciato al loro ruolo, ma piuttosto le donne hanno allargato il loro, conquistando spazi e ambizioni che finora erano un’esclusiva maschile. L’ascesa delle donne, soprattutto, è dovuta al fatto che le donne hanno capito che possono stare senza uomini.

Christian Rocca

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